Ai nostri nonni

Vorrei dedicare la mia semplice riflessione di questa settimana ad una delle tante facce di questo periodo segnato dalla pandemia del coronavirus. Parlo delle persone anziane, che mi sembra bello chiamare “i nonni”. Come spesso è capitato nelle varie prove che l’umanità ha attraversato, i nonni sono stati fra coloro che più hanno sofferto e patito. Questo a ragione di tanti fattori, come la non sempre facile mobilità, l’esposizione maggiore agli agenti esterni, una fragilità maggiore delle forze fisiche. Anche in questa situazione attuale molte delle persone coinvolte, malate o decedute, sono fra i nostri cari nonni. E’ vero che, per fortuna, non tutti i nonni sono malati o sono in procinto di andare dal Padreterno, anzi la maggior parte di loro è in salute e preghiamo e auguriamo che ciò proceda. Ma è altrettanto vero che molti di essi sono nella prova. Il mio pensiero e la mia preghiera va ai tanti nonni che sono nella propria casa, senza magari poter vedere frequentemente faccia a faccia i figli e i nipoti, così come altri familiari e amici. Il pensiero e la preghiera va a coloro che sono nelle case di riposo dove sono sì curati dal personale ma privati del contatto dei loro cari e amici. È bello sapere che sono aiutati  dal prezioso lavoro del personale che permette i contatti con telefono o con i vari mezzi. Ma penso anche ai nonni che sono in ospedale, a lottare contro le varie malattie, fra cui il Covid (senza trascurare che ci sono le altre “solite patologie” che non sono poche…). Sono nel forzato isolamento e con il pensiero preoccupato sulla loro sorte. Si leggono i racconti sui giornali on-line delle persone ricoverate per questo brutto male, di come chiedono non solo la guarigione ma anche uno sguardo che dica tenerezza e com-passione (nel senso di patire insieme). Possa la nostra preghiera non abbassare lo sguardo da questa emergenza. Abbiano negli ospedali tanti buoni samaritani fra i medici e gli infermieri, ma a noi non è tolto il compito di elevare preghiere per queste persone malate, perché non c’è solo la salute del corpo, ma anche quella dell’anima che dura per l’eternità. Sappiamo che in questi tempi la stragrande maggioranza di noi può per lo più solo pregare, ma facciamolo! Accompagnando tanti nonni che sono soli e sostenendo l’opera di coloro che si prodigano per il bene comune, non solo medici e infermieri ma anche tutti coloro che garantiscono i servizi essenziali e i tanti volontari. Possa quindi giungere ai nostri nonni una tenera carezza, che possa farli sentire amati e ricordati.   don Luca