Ama la tua parrocchia

Lasciare un segno… Quante volte, in questo mondo mediatico, abbiamo sentito un pensiero del genere? Nella realtà di tutti i giorni, in una vita dove si cerca sempre di stare (non si sa il perché) sulla cresta dell’onda il pensiero comune è lasciare un segno del nostro passaggio, un qualcosa che possa fare ricordo di noi… un giorno… Ah! Paura! Rammarico! Pensieri negativi… Non sia mai di parlare della morte! Meglio discutere di abbigliamento, politica, sport o qualsiasi altro argomento ma mai della cosa più naturale che ogni essere vivente prima o poi si trova ad affrontare: la morte.

Argomento tabù dove l’unica cosa che si riesce a fare è simulare (o inventare) eventuali segni scaramantici. Eppure c’è, la si deve affrontare.

Chi tra noi che ha avuto la possibilità di fare anche un solo breve viaggio in qualche città d’arte od in qualsiasi altro luogo non si è messo con il naso all’insù per ammirare qualche opera storica? Manufatti o costruzioni che gli antenati “ci hanno lasciato”. Un segno tangibile nel loro passaggio nella vita prima di noi.

Nella nostra abbiamo intense relazioni ma una realtà che da sempre ci accompagna e per sempre ci accompagnerà è e sarà la chiesa. La chiesa sposa di Cristo, non il tal sacerdote, la tale suora, la consacrata o la catechista; un insieme di fattori fatti da persone, fede, strutture che esistono solo per prestare servizio a noi.

Già, perché allora non lasciare un segno? Si ripete più sovente che la Chiesa stia diventando un servizio da cui attingere solo in casi di necessità: battesimi, matrimoni, sacramenti vari… ma la Chiesa esiste per noi perché noi ne facciamo parte.

Oltre la fede la chiesa è fatta di strutture e necessità che, per sopravvivere (non vivere) ha bisogno di ognuno di noi. Parliamo di un gesto concreto che la possa sorreggere e che permetta, alla generosità, di lasciare un segno. Non parliamo solo di eredità, sulla quale non basterebbero centinaia di pagine per descrivere il tutto, ma anche di lasciti, donazioni per mantenere in essere ciò che c’è e che ci è stato lasciato.

Senza paura e timori e con tutta la serenità del caso (tanto non si scappa!) sarebbe davvero lodevole lasciare qualcosa alla Parrocchia frutto dell’amore e dell’interesse verso chi ci ha accompagnato per tutta la vita…

Tanto lo si sa, con la massima trasparenza e senza segreto alcuno: le nostre Parrocchie sopravvivono (e, ripeto, non vivono) solo ed unicamente con la carità di ciascuno di noi.

Nulla si toglie ma un gesto di buon cuore potrà sempre e solo permettere ad esse di essere testimonianza vera di fede.

Nessun mercanteggio, nessuna richiesta ma solo una sana presa di coscienza.  Pensiamoci!

 Il cronista del Bregagno

 

Articolo preso dal numero 8 del notiziario “Hesed” della Comunità Pastorale “San Luigi Guanella”