Cosa vince la paura?

Da bambini abbiamo avuto tutti paura di qualcosa, e cosa si faceva per superare la paura? Semplice, le braccia della mamma! Col loro caloroso e amorevole conforto erano la panacea di tutti i mali e di tutte le paure. Quanto era salutare il sorriso e il bacio della mamma! Metteva a posto tutto. Ora siamo in una situazione dove si può avvertire la paura o quanto meno una incertezza. Ora nelle braccia di chi andiamo? A parte le restrizioni circa il “distanziamento sociale” (brutta espressione… ma necessario) che ci impediscono di poter avere vicinanza e contatti con le persone (che fatica non poter dare anche una semplice stretta di mano…), facciamo esperienza anche di una cosa molto significativa. Vediamo le persone, anche le più care, fragili ed esposte come noi al contagio. Abbiamo visto anche nelle nostre comunità persone che sono morte, abbiamo visto coloro che si sono ammalati, sentiamo i notiziari e il resoconto delle 18.00 con numeri che ci buttano davanti agli occhi dati spietati. Siamo esposti, tutti, più che mai alla provvisorietà. Ecco allora ancora la domanda: “Cosa vince la paura?”. E’ solo qualcosa di più grande, qualcosa che trascende la mia umanità e che allo stesso tempo la abbraccia e la ama, proprio come una mamma e un papà. “Sono io, non abbiate paura” dice Gesù nel Vangelo (Gv 6,20). Gesù dice queste parole davanti allo smarrimento dei suoi apostoli. Lo dice anche a noi oggi. La Pasqua che viviamo, seppur in modo differente rispetto agli anni scorsi (ma differente rispetto anche ai prossimi…), ci dice il messaggio di cui il nostro cuore ha bisogno. Cristo Risorto dona pienamente significato alla nostra vita. La libera dal male e dall’Inferno. La rende certa di un Dio che in Gesù Cristo ci ha offerto la salvezza e la possibilità di amare in modo bello e pieno come Lui ci ha insegnato. Certo ci sono i problemi concreti: persone ammalate, persone che hanno difficoltà lavorative, persone che cominciano a vivere ristrettezze economiche. Ci sono anche però manifestazioni di carità e solidarietà, parimenti purtroppo all’egoismo e al menefreghismo. Davanti a queste cose occorrono risposte e atteggiamenti che vengono dal singolo, dalla collettività, dallo Stato. Ma la pur importante soluzione dei problemi pratici non toglie il lavoro sul proprio cuore. Perché se i problemi arrivano si può cercare di risolverli, ma se non si lavora sul proprio cuore, e Gesù in questo ci aiuta e abbraccia, rischiamo di essere dopo l’emergenza spietatamente cinici e indifferenti (forse come lo si era già prima…), pensando solo e unicamente al proprio egoistico interesse. La Pasqua ci dia allora la certezza di un abbraccio di Amore e il conforto di non essere soli. Buona Pasqua!             don Luca