“Così ho mostrato a Salvini che la cannabis light fa male”

Salvini e Fontana lanciano la battaglia della cannabis dichiarando guerra agli shop che vendono la cosiddetta canna light. Ma che cosa si cela dietro questa decisione politica clamorosa tanto da mettere a rischio il governo? Il neuroscienziato Serpelloni spiega alla Nuova BQ i risultati della nuova indagine condotta con 3 università e presentata a Salvini: “Abbiamo estratto il principio attivo dei prodotti venduti e scoperto che è anche 20 volte superiore al consentito. Quello che sta accadendo è una truffa ai danni dei cittadini con effetti psichici devastanti nei minorenni. E i negozi non servono altro che a preparare la rete distributiva in vista della cannabis legalizzata”. 

L’ultima lettera al ministro Salvini e al collega di governo Lorenzo Fontana porta la data del 6 maggio. Nella missiva, la comunità di San Patrignano, con l’ausilio di Giovanni Serpelloni, il neuroscienziato del drug policy institute della Florida, esperto di droghe che i lettori della Nuova BQ conoscono bene, mettevano in guardia da un fenomeno inquietante: “Sempre più spesso vediamo giovanissimi con condizioni mentali, capacità di analisi della realtà e di presa di decisioni completamente alterate e fuori da ogni percorso logico e razionale proprio in relazione agli effetti psicofisici di queste potenti droghe”.

L’imputata numero uno è sempre lei: la cannabis alla quale si aggiunge ora la cannabis “light” che una letteratura scientifica ormai consolidata ha smentito essere innocua. La lettera proseguiva con una serie di suggerimenti legislativi per potenziare la lotta che il governo italiano dovrebbe fare a ogni forma di dipendenza.

Per comprendere la decisione con la quale Salvini ha annunciato lo storico giro di vite del Governo contro i negozi di cannabis light bisogna partire da qui e dai tanti appelli che il Ministro degli Interni e quello delle politiche antidroga hanno ricevuto da quando sono nell’esecutivo da parte di scienziati e operatori del settore. Appelli congiunti per un allarme che giace inascoltato da troppi anni.

Professor Serpelloni, qual è stato il suo ruolo in questa svolta del governo?
Ho fatto una ricerca molto importante sull’escamotage che si utilizza per estrarre il principio attivo della cannabis dai prodotti acquistati in negozio e ho iniziato ad avvertire la politica, come ho sempre fatto in tutti questi anni e con tutti questi governi.

Salvini sembra che l’abbia presa sul serio: all’annuncio di mercoledì sulla lotta senza quartiere alla cannabis sono seguite le chiusure di ieri della festa della cannabis di Torino e della chiusura di tre negozi nelle Marche…
Finalmente qualcuno riconosce che quella della droga è un’emergenza nazionale. Posso affermare che dal 2014 ad oggi non è mai stata presa in considerazione a livello politico e ha continuato ad erodere un tessuto sociale sempre più fragile fatto di minorenni.

Nel frattempo, in questi anni sono esplosi i negozi di cannabis light, in cui acquistare infiorescenze…
E fa bene il ministro a smascherare questo grande imbroglio.

Veniamo però alle obiezioni. Repubblica ha intervistato un imprenditore del settore. La prima “scusante” è che il principio attivo dei prodotti venduti è tra lo 0,2 e lo 0,6%. Quindi basso.
E qui sta una grande bugia.

Perché?
Perché dalle nostre ricerche, che abbiano pubblicato, dimostriamo che con 33,6 grammi di prodotto abbiamo estratto 23,6 milligrammi di Thc, che poi utilizzi a scopo ricreativo fumando. Come vede siamo ben oltre le soglie della legalità: equivale a uno spinello. In altri campioni da 15 grammi di vegetale abbiamo estratto 12,6 mg di Thc.

Che cosa significa?
Anzitutto che non è vero che i prodotti venduti non sono per uso umano, come ipocritamente dicono i rivenditori per poter rientrare dentro i parametri della legge del 2016 che istituisce la vendita delle infiorescenze. E tutto questo crea confusione soprattutto nei giovani perché in questo modo i ragazzi pensano che la cannabis sia stata legalizzata.

E’ una percezione?
No, è il risultato di un’indagine che abbiamo compiuto su 1400 ragazzi in età scolare non più tardi di un mese fa. I giovani, vedendo questi negozi, spesso anche non distanti da scuole, sono portati a pensare che la cannabis sia stata legalizzata.

Ci racconti l’esperimento che avete condotto.
Lo studio è stato condotto dall’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Verona in collaborazione con gli atenei di Parma e Ferrara su 4 piazze: Milano, Verona, Parma e Ferrara.

In che cosa è consistito?
Siamo andati ad acquistare infiorescenze o cannabis che si presenta come erba secca. Ebbene: mediante l’utilizzo di rudimentali estrattori che usano semplici bombolette di gas butano per ottenere un’estrazione in fase fredda, si può estrarre principio attivo di Thc per concentrazioni anche superiori di 10-20 volte rispetto al consentito.

Ma l’estrattore dove si trova?
Nei negozi, ormai c’è tutto il necessaire per la preparazione! E’ tutto alla luce del sole.

Quindi sono operazioni semplici?
…E pericolosissime. Queste operazioni possono avvenire in maniera molto facile anche in ambiente domestico e non abbisognano di particolari attrezzature e competenze per poterle attuare. Esistono, inoltre, istruzioni dettagliate in Internet a portata di qualsiasi adolescente che spiegano come fare.

Cosa avete dimostrato?
Che con queste tecniche di estrazione è possibile facilmente arrivare a concentrazioni 10-20 volte superiori di Delta-9-THC contenuto nel prodotto originale di base acquistato in negozio, ricavandone una resina che viene poi impastata e fumata

Dal punto di vista scientifico che cosa potete affermare?
Quest’osservazione scientifica ci permette di accreditare ancora di più il parere espresso dal Consiglio Superiore di Sanità nella seduta di aprile 2018 ha sottolineato “la pericolosità” di tali prodotti per la salute pubblica, raccomandando per il principio di precauzione, l’adozione di misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti. Ci auguriamo che il Ministero della Salute voglia ascoltare ed applicare quanto prima il parere autorevole del Consiglio Superiore di Sanità.

A proposito del ministro della Salute, Giulia Grillo. Ha detto che si potrebbe vietare questi prodotti alle donne incinte o ai minori…
Un autogoal tecnico pauroso, non capisco come un medico possa fare affermazioni del genere. Quel prodotto fa male. Punto. Va vietato a tutti.

Il business però è avviato. Ad ora si aggira sui 50 milioni di euro.
E l’indotto sarà ancora più grosso. Ci sono 700 negozi in tutt’Italia, ma secondo i Nas sono più di mille mente oggi l’Ansa ha diffuso una cifra raddoppiata a 2000, il numero esatto non si conosce perché si tratta di una rete di vendita di bassissimo calibro: bastano poche decine di migliaia di euro per aprire uno shop. E poi c’è il franchising dato dal miraggio dell’oro verde. Tutto questo mercato in realtà è preparatorio ad un altro tipo di business.

Quale?
Quello della cannabis vera e propria. Contemporaneamente si porta avanti la legge per la legalizzazione, ma prima e intanto, ti creo la rete distributiva. Il vero business sarà questo. E’ una vergogna che prende in giro il popolo italiano.

I venditori insistono sul fatto che le infiorescenze hanno più cannabidiolo, che in realtà è un miorilassante.
Il Cbd è una sostanza farmacologicamente attiva, che negli Usa è stata registrata tre mesi fa come farmaco antiepilessia farmacoresistente nei bambini. Sono entrato dentro un negozio e ho parlato con il commesso: gli ho chiesto se lui prenderebbe un farmaco antiepilettico come rilassante.

E lui?
Certo che no! C’è un’ignoranza spaventosa perché questi prodotti devono essere somministrati all’interno della catena farmacologica.

Un’altra obiezione: si dice che si stanno creando posti di lavoro…
Anche gli spacciatori creano posti di lavoro, non diciamo fesserie.

 

Articolo di A. Zambrano tratto dal sito www.lanuovabq.it