Essere pellegrino; il suo valore e la sua bellezza…

Quante volte nella nostra vita abbiamo sentito parlare di pellegrini, pellegrinaggi. Ma ci siamo mai chiesti davvero cosa vuol dire ESSERLO? In questo articolo cercheremo di conoscere un po’ questa figura e fare un po’ di chiarezza. La parola pellegrino deriva dal latino “peregrinus” (straniero), composta da per (al di là) ager (campo).

Si usava per indicare una persona che arrivava da lontano, molto probabilmente un viaggiatore umile, cha camminava per raggiungere una meta o semplicemente in cerca di fortuna. Questo antico significato è arrivato ai giorni nostri con diverse sfumature. Se pensiamo al significato attuale della parola pellegrino, vengono in mente principalmente due accezioni: la prima è l’immagine di un viandante, una persona che cerca di arrivare da qualche parte; la seconda di una persona povera, o comunque umile appunto, che porta poche cose con sé ed è vestita con l’essenziale.

Ma che cosa vuol dire essere pellegrino al giorno d’oggi? Chi è il pellegrino? Che caratteristiche ha? E soprattutto cosa cerca?

Rispondere a queste domande non è facile ma, anche senza saperlo, ogni risposta è dentro di noi. Forse, in tutta franchezza, dobbiamo ammettere che nella nostra vita siamo tutti un po’ pellegrini.

Mese dopo mese, anno dopo anno, tutti noi cerchiamo o abbiamo cercato di raggiungere degli obbiettivi che ci siamo proposti, con tenacia e fatica, tra una salita e una rovinosa caduta, con i successi e gli insegnamenti che si imparano da situazioni o persone incontrate sul cammino.  Già, il cammino rappresenta proprio questo, una metafora della vita, una prova continua, non solo a livello fisico per la distanza del percorso, ma anche a livello psicologico perché in alcuni momenti siamo stati, siamo e saremo soli, confrontarti solo da noi stessi, altre volte invece riusciremo a condividere momenti e situazioni in compagnia. Non pensiamo solo al turismo ma al nostro essere.

Nel pellegrinaggio, nel voler raggiungere una meta o un obiettivo il “paesaggio” cambierà continuamente per la conformazione geografica, a volte si cammina spediti in pianura, succederà però anche di dover faticare per raggiungere la vetta.

Il percorso non sarà mai uguale, la vita insegna questo.

Chi sono quindi i pellegrini?

I pellegrini sono persone comuni, come noi, che in un momento si sentono chiamati a vivere questa avventura o, in senso Cristiano, vogliono offrire le loro fatiche come voto per qualcosa o nel vero significato del pellegrinaggio. Il cercare una meta, un obiettivo.

Il pellegrino del XXI secolo, spesso è una persona o un gruppo che raggiunge un luogo Santo (in questi anni con don Luca abbiamo avuto diverse esperienze di pellegrinaggi verso luoghi di fede, il prossimo anno addirittura nella culla della cristianità), usando mezzi moderni per non perder tempo, dormire magari comodamente in qualche albergo stellato e rientrare a casa dopo qualche giorno. Una sorta di “turismo” della fede.

In passato invece si lasciava tutto, ma proprio tutto e si partiva, senza avere molte informazioni, affidandosi alla Provvidenza, affrontando mille pericoli e rischiando di non tornare.

Il pellegrino indipendentemente dalla sua età e dal suo credo è alla ricerca e ha la possibilità di trovare la Via, di vedere il suo cambiamento prima e dopo il viaggio. Non solo gli occhi vedono. Essere pellegrini significa saper usare tutti e cinque i sensi.

Da cristiani dobbiamo pensare ad un percorso interiore, un interrogarsi e un confronto quotidiano con sé e con gli altri, con i tempi del passato. Il solo stare insieme, il condividere un cammino, il guardare ad una meta ci fa sentire comunità cristiana.

Essere pellegrini nel vero senso della parola è qualcosa che ti tieni dentro per sempre.

Essere pellegrini significa uscire dalle tipiche abitudini del viaggio e entrare in una realtà profonda, in sintonia con la natura e in simbiosi con il mondo che ti circonda. Un mondo differente da quello nel quale viviamo tutti i giorni, con una sua storia, un suo significato.
Camminare non per sentirsi turisti, ma per metterci in relazione con il Creato e con Dio, entrare lentamente nella strada, passo dopo passo. Simpaticamente anche guardar fuori dal finestrino e vedere paesaggi nuovi o diversi da quelli del nostro lago ti fanno apprezzare il mondo e ti fanno capire quanto sia importante saper guardare lontano.
Camminare costa tempo, prendersi delle ferie dal lavoro o dallo studio, costa fatica per allenare il proprio fisico e richiede voglia di mettersi in gioco e di affrontare la sfida con sé stessi.

Che cosa cerca il pellegrino?

Tanti sono i motivi che portano una persona a fare un pellegrinaggio, ognuno ha la sua motivazione e il momento in cui si sente chiamato a farlo.

È un’esperienza che dà tanto e sempre ti arricchisce, nessuno torna deluso anzi, spesse volte, parlando della nostra comunità pastorale, si è vista una gioia negli occhi difficile da descrivere a parole.

Che la parola pellegrino voglia dire anche mettersi in gioco? Decisamente sì! La cosa meravigliosa è che noi, come cristiani, sentiamo nel cuore che il viaggio è cominciato ancor prima di esser fisicamente in un “luogo”. La nostra meta? La gloria di Dio. Il nostro carico? La fede nel Signore.

Camminiamo sempre su questa strada che si chiama vita, non siamo soli. Il Signore, la Madonna ed i nostri Santi protettori saranno con noi sempre.

 

Il cronista del Bregagno

articolo tratto dal notiziario “Hesed” n° 9 (ottobre 2019) della Comunità Pastorale “San Luigi Guanella”