Giovanissimi in crisi, nell’epoca della selfiemania

I giovanissimi sono sempre più attratti dai prodigi della chirurgia estetica. Lo dicono i dati statistici. L’istanza delle bellezza è pressante e la società, attraverso modelli che appartengono alla mondo dello spettacolo o dello sport, impone canoni di perfezione
severi, ineludibili e anche, occorre sottolinearlo, piuttosto omologati. L’idea di bellezza appare rigorosa, risponde a canoni socialmente condivisi. Pelle levigata, capelli lunghi e possibilmente lisci, occhi da cerbiatto, labbra carnose, zigomi in assetto, unghie laccate, corpi esili e slanciati, tatuaggi, addome piatto e denti bianchissimi. Non si può essere “diversamente belli”, le diverse interpretazioni della bellezza sono fuori catalogo nel mondo attuale.
Pare che le fragilità degli adolescenti rispetto al proprio corpo e alla propria identità siano state ancor più messe in crisi dalla selfiemania. L’esigenza di immortalarsi e rimbalzare la propria immagine in rete, o sui profili social, ha amplificato l’esigenza di “sentirsi all’altezza” di ciò che il “pubblico da casa” si aspetta.
Il tema dell’identità “estetica” delle persone è già stato scandalosamente trattato dallo scrittore americano Chuck Palahniuk nel controverso romanzo “Invisible Monsters”, che ormai risale a un ventennio fa. Ma oltreoceano, si sa, stanno avanti. E quindi è proprio dall’American Society of Plastic Surgeons (Asps) che si leva il grido di allarme:
nel 2015, nella fascia d’età sotto i 20 anni, le richieste di interventi di chirurgia estetica sono state pari a circa 65.000, soprattutto concentrate in rinoplastica, aumento del seno e otoplastica (cioè interventi alle orecchie).
In Italia gli interventi di chirurgia estetica non vengono svolti in pazienti di età inferiore ai 18 anni. Le richieste
comunque ci sono e stanno aumentando. L’unica eccezione consentita dalla legge è l’otoplastica, da effettuare col consenso obbligatorio di entrambi i genitori, a fronte di problematiche particolari.
Ma cosa vorrebbero cambiare gli adolescenti di loro stessi? Le ragazze desiderano un seno più abbondante e sodo, oppure un bel nasino alla francese. I ragazzi, invece, vorrebbero più muscoli e meno strati adiposi.
Spesso tali esigenze sono avallate dagli stessi genitori e il “ritocchino”, come pure il tatuaggio, diventa un classico regalo da “promozione” o di Natale.
Oltre alla ricerca della perfezione e delle proporzioni perfette, un altro fenomeno serpeggia tra gli adolescenti, per fortuna in
misura minore: il desiderio di assomigliare, attraverso la manipolazione chirurgica, al proprio idolo, cantante o attore che sia. Il bisturi diventa una sorta di bacchetta magica, in grado di soddisfare sogni non più impossibili.
Ma cosa muove tutta questa follia? Ancora una volta, e Palahniuk lo descrive in maniera magistrale e profetica nel suo delirante romanzo, alla base c’è un inconsolabile vuoto esistenziale. Un vuoto che si origina nelle stesse relazioni familiari. I giovani sono abbandonati di fatto a loro stessi nel percorso che porta alla costruzione del sé e sono sovraesposti e condizionati da raffiche continue di immagini virtuali. Nessuno ti chiede “chi”sei, ma tutti desiderano guardare “come” sei. Il voyeurismo dilagante chiede il suo tributo e non ha voglia né tempo di soffermarsi sulla persona che vive dietro l’immagine. La persona non esiste. Per questo motivo poi, giovani derisi in rete per il proprio aspetto fisico maturano decisioni estreme come quella del suicidio.
Siamo tutti collusi in questa ossessiva attenzione e cura dell’immagine. Ci giustifica, ma solo parzialmente, la costante e totale immersione nel fuoco incrociato delle immagini che ci viene propinato dai media, in maniera talmente accelerata che non ci consente la rielaborazione.
Il tempo è rapidissimo, le immagini ci stordiscono e ci rubano l’anima.

articolo di don Angelo Riva, tratto da “Il Settimanale della Diocesi di Como” 28 febbraio 2019