Guardare nella stessa direzione

I lavori nella chiesa parrocchiale di Cremia hanno portato alcune temporanee modifiche. Il fatto di far ripartire a breve il secondo lotto di interventi ha fatto sì che alcune situazioni venissero collocate in una modalità momentanea. Non sono state rimesse le panche ma solo le sedie (più utili in questo tempo di distanziamento), non sono stati appesi alcuni quadri, e poi è stato tolto il tavolo che faceva da altare (che in realtà era stato previsto come una situazione provvisoria… da più di cinquant’anni…). L’altare vero e proprio c’è sempre stato ed è quello che è sotto il tabernacolo, usato tranquillamente fino a prima della riforma conciliare. Lo stato delle cose fa sì al momento a Cremia si usi ancora quello che può essere chiamato il “vecchio altare”. Ciò comporta che il sacerdote celebri parte della Messa guardando verso il tabernacolo e la Croce che sono posti davanti a lui e il popolo guarda anch’esso nella stessa direzione del sacerdote, ovvero verso Gesù. Siamo fuori dalla norma delle celebrazioni? No. La possibilità di celebrare la Messa verso “oriente” (cioè nella direzione nella quale venivano orientati gli altari) non è mai stata cancellata. Perché verso oriente? Perché da lì che viene la salvezza. Non si tratta, come a volte si dice, di celebrare con le spalle ai fedeli o meno: il problema non è lì. Si tratta di essere tutti rivolti verso l’abside, che simboleggia l’Oriente, dove troneggia la Croce del Signore risorto. L’oriente è il luogo dove sorge il sole, la luce. Nella simbologia cristiana si tratta di guardare a Cristo luce delle genti che viene per salvarci. Il fatto che sacerdote e fedeli guardino nella stessa direzione richiama al convergere su Cristo. E’ quindi una azione corale di celebrante e popolo di Dio che mettono al centro ciò che costituisce nella sua essenza l’azione liturgica. Nella liturgia si esprime la nostra comprensione di Dio e del mondo, del nostro rapporto a Cristo, alla Chiesa e a noi stessi, perché la liturgia esprime e modella il mondo dell’uomo che vi partecipa, attraverso un insieme di codici, prevalentemente non verbali. La liturgia, nel suo aspetto di azione rituale, influisce giorno dopo giorno sull’uomo, pone un ordine nella sua vita, suscita e modula in lui reazioni emotive, fornisce cornici di significato e riferimenti simbolici: in una parola, plasma la sua vita. Come affermava l’antropologo Victor Witter Turner, grande studioso dei rituali religiosi, «se vogliamo indebolire o togliere vigore a una religione dobbiamo innanzitutto eliminare i suoi riti, i suoi processi generativi e rigenerativi. Perché la religione non è solo un sistema cognitivo, un insieme di dogmi: è esperienza significativa e significato ricavato dall’esperienza».  La riflessione ci porta a considerare il significato che diamo alla liturgia, al modo di porsi davanti al Signore. Ci richiama a come ci posizioniamo nel vivere la Messa che non è un atto solamente sociale ma è l’incontro con Cristo fatto di parole, di canto, di gesti, di nutrirci di Lui nell’Eucarestia.    don Luca