Non possiamo tacere

“Non possiamo tacere” sono le parole che Pietro e Giovanni dissero davanti ai capi, gli anziani e gli scribi che li avevano interrogati in merito al loro annunciare Cristo morto e risorto. Non hanno taciuto davanti alla verità della fede. Non hanno taciuto davanti alla mentalità del mondo che li voleva mettere ai margini e zittirli. Queste espressioni così chiare che sono state usate dagli Apostoli le vedo  necessarie da applicare al nostro contesto attuale. Una situazione dove la realtà della fede rischia di essere ridotta a qualcosa che non le appartiene. Il tempo lungo trascorso nella impossibilità di celebrare l’Eucarestia col popolo e le limitazioni che sono state imposte possono far correre dei gravi rischi. Riporto e condivido le parole che ha espresso il Papa. Le parole inequivocabili del Papa a Casa Santa Marta (17/4/2020): nell’omelia, infatti, Francesco ha detto che celebrare la Messa senza popolo “è un pericolo” e che “questa non è la Chiesa” ma “è una Chiesa in una situazione difficile”. Il pontefice ha ricordato che il cristiano ha “una familiarità quotidiana con il Signore” che “è sempre comunitaria”. Per Francesco, “una familiarità senza comunità, una familiarità senza il Pane, una familiarità senza la Chiesa, senza il popolo, senza i sacramenti è pericolosa” e può “diventare una familiarità – diciamo – gnostica, una familiarità per me soltanto, staccata dal popolo di Dio”. Papa Francesco ha raccontato di aver avuto un ‘ripensamento’ maturato grazie alla riflessione su un’obiezione che gli aveva mosso privatamente un “bravo vescovo” sulle modalità di celebrazione della Santa Pasqua nella Basilica di San Pietro. Il papa ha rivelato: “Io pensai: ‘Ma, questo che ha nella testa, per dirmi questo?’. Io non capii, nel momento. (…) Poi ho capito. Lui mi diceva; Stia attento a non rendere virtuale la Chiesa, a non rendere virtuali i sacramenti, a non rendere virtuale il popolo di Dio. La Chiesa, i sacramenti, il popolo di Dio sono concreti. È vero che in questo momento dobbiamo fare questa familiarità con il Signore in questo modo, ma per uscire dal tunnel, non per rimanerci. E questa è la familiarità degli apostoli; non gnostica, non resa virtuale, non egoistica per ognuno di loro, ma una familiarità concreta, nel popolo. La familiarità con il Signore nella vita quotidiana, la familiarità con il Signore nei sacramenti, in mezzo al popolo di Dio”.  La Settimana Santa “a porte chiuse” ed il rinvio dei funerali per i tanti morti di questo periodo sono stati, più che un atto di generosità, un sacrificio immane per milioni di fedeli italiani difficilmente sopportabile in un’eventuale fase 2, col Paese destinato a riaprire negozi, uffici e fabbriche.  don Luca