Sacra Sindone: ostensione straordinaria sabato 11 aprile 2020

Sabato Santo, 11 aprile 2020  l’Arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia, guiderà davanti alla Sindone una liturgia di preghiera, trasmessa in diretta. In questo periodo di sofferenza e di solitudine, tutti abbiamo bisogno di sentirci raggiungere dalla luce della Risurrezione. Ecco perché la notizia ha riempito di gioia tutti gli appassionati della venerata reliquia e non solo.

Una notizia inattesa ha riempito di gioia tutti gli appassionati della Sindone: Sabato Santo, 11 aprile, l’Arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia, alle 17 guiderà davanti alla venerata reliquia una liturgia di preghiera, trasmessa in diretta. Nel dare l’annuncio, Mons. Nosiglia ha detto che “questo tempo di contemplazione renderà disponibile a tutti, nel mondo intero, l’immagine del Sacro Telo, che ci ricorda la passione e morte del Signore, ma che apre anche il nostro cuore alla fede nella sua risurrezione”.

In questo periodo di sofferenza e di solitudine, tutti abbiamo bisogno di sentirci raggiungere dalla luce della risurrezione che guarisca le nostre piaghe, fisiche e spirituali. Tutti stiamo sperimentando una condizione nuova di totale disorientamento, che non prevedevamo. Abbiamo perso le nostre certezze, i nostri punti di riferimento. Siamo tutti malati, chi nel corpo, chi nello spirito, chi in entrambi. La Sindone ci aiuta a trovare qualcosa di solido a cui aggrapparci, come una vela nel mare in tempesta. Come il mantello di Gesù, che la donna  malata voleva toccare per essere risanata.

Nella Sindone vediamo in un’unica immagine tutte le stazioni della Via Crucis: le tracce della flagellazione, della coronazione di spine e delle percosse che preludono alla condanna a morte; il terriccio rimasto nelle ferite delle ginocchia, provocate dalle cadute;  le tracce sulle spalle del patibulum, la traversa della croce. Possiamo immaginare lo strazio della Madre e la commozione delle pie donne nel vedere i tormenti atroci ai quali era sottoposto Gesù. Possiamo capire la tradizione che tramanda il gesto delicato di una donna, la Veronica, che asciuga il volto di Gesù: proprio la Sindone, immagine inspiegabile su un panno, ha ispirato questo episodio. E ancora vediamo la riapertura delle ferite della flagellazione, quando a Gesù viene tolta la tunica; i fori dei chiodi, ai polsi e ai piedi, traccia evidente della crocifissione; il segno della morte avvenuta, nella grande ferita al fianco da cui fuoriescono sangue e siero. Infine la deposizione e la sepoltura nel candido lenzuolo procurato da Giuseppe d’Arimatea.

Abbiamo bisogno della fisicità di quelle piaghe, che rendono Gesù così vicino a noi e accendono la speranza – che diventa certezza – che non finisce tutto con la morte. “Più forte è l’amore”, ha sottolineato Mons. Nosiglia. E ha proseguito: “Questo è l’annuncio pasquale che la Sindone ci porta a rivivere e ci riempie il cuore di riconoscenza e di fede”. “Fede nella sua risurrezione”, queste le parole confortanti dell’Arcivescovo di Torino.

Sulla Sindone non vediamo solo le piaghe del Signore. Vediamo l’immagine del suo corpo, composto e solenne nella morte, ma impresso in modo misterioso da un fenomeno che ha ingiallito il lino come fa la luce. Le croste di sangue rimaste, parzialmente ridisciolte, ci testimoniano un tempo di contatto di circa 36-40 ore. Le ore della sera del Venerdì Santo, del Sabato Santo, dell’alba di Pasqua. Non di più. Quel corpo non è rimasto nel sepolcro, non ci sono segni di putrefazione.

In un tempo in cui sentiamo più forte la paura della morte, che aleggia nel rischio del contagio, che temiamo nella malattia di chi sta lottando in ospedale, che strappa al nostro affetto tante persone care, la Sindone ci avvolge con il calore dell’amore di Colui che ha dato la sua vita per noi.

Mons. Nosiglia ce lo ricorda con forza: “Sì, l’amore con cui Gesù ci ha donato la sua vita e che celebriamo durante la Settimana Santa è più forte di ogni sofferenza, di ogni malattia, di ogni contagio, di ogni prova e scoraggiamento. Niente e nessuno potrà mai separarci da questo amore, perché esso è fedele per sempre e ci unisce a lui con un vincolo indissolubile. Sì, la Sindone lo ripete al nostro cuore sempre: più forte è l’amore”.

La visione della Sindone nel Sabato Santo conforterà i nostri cuori che stanno vivendo il digiuno dall’Eucaristia. Quando potremo tornare a riceverla, sarà con nuova consapevolezza, dopo la sofferenza della lontananza dal Corpo del Signore. Quel Corpo che i nostri occhi vedono impresso sulla Sindone, grondante del sangue delle sue ferite, delle quali tutti siamo responsabili. Ma gli occhi chiusi del Volto, sereno fra tanti tormenti, ci parlano della misericordia di Dio, che non vuole guardare i nostri peccati.

“L’amore che ci manifesta la Sindone ci sostiene nel credere che alla fine la luce vincerà le tenebre dello scoraggiamento e delle paure”, ha affermato Mons. Nosiglia, “e la vita vincerà la morte e ogni altro male che assilla l’umanità”.

Davanti alla Sindone, dunque, contemplando quel corpo, quel sangue, quel Volto, possiamo sentire il conforto grande di questa certezza: più forte è l’amore

 

Articolo di Emanuela Marinelli, tratto dal sito www.lanuovabq.it