Scrivere una Bellastoria

Da poco si è concluso il Grest ed è bello poter condividere alcuni spunti di quanto vissuto. Sono stati giorni sicuramente impegnativi ma altrettanto carichi di aspetti positivi e interessanti. Lascio da parte i numeri, perché non è dietro le cifre che ci si deve nascondere, né quando sono tanti (come quest’anno) né quando sono di meno. Occorre guardare a cosa si è vissuto. La partenza di un Grest, accanto all’entusiasmo, è sempre carica di incognite; non sai chi viene e non sai quanti ne vengono, non sai se quello che hai preparato potrà andare bene, non sai se gli animatori saranno bravi o se i genitori saranno collaborativi, tante incertezze… In questo panorama avevo comunque due certezze: il fatto di mettermi in gioco in prima persona, buttandomi con tutte le energie e soprattutto il fatto che il Signore ci avrebbe accompagnato. Proprio la certezza che il Signore accompagna sempre ha fatto sì che tante incertezze si tramutassero col tempo in cammini da intraprendere. La proposta del Grest fa tendere a guardare a ciò che è essenziale. Per scrivere una “Bellastoria” (che era il titolo del Grest) serve andare al cuore e in questo sono stati di aiuto i quattro personaggi che ci hanno fatto compagnia; Abramo, Giona, Maria e Paolo, uno per settimana accompagnati da quattro verbi; nascere, crescere, desiderare e compiere. Questa impostazione è stata di aiuto a guardare nella direzione giusta ovvero verso Gesù. Questo come? Cercando di mettere lo stile del Vangelo dentro tutto quello che si faceva; dal pregare, al giocare, al mangiare insieme, al camminare, al guardare le cose che venivano mostrate, e altro ancora. Ogni settimana i partecipanti al Grest hanno potuto portare a casa un lavoro, frutto del laboratorio che veniva proposto. Non era solo un fare ma c’era il desiderio di mostrare attraverso questo semplice manufatto cosa il tema della settimana voleva dire. La scelta stessa di andare a vedere qualcosa, in buona parte delle uscite, che potesse educare al bello e allo stupore è stato un fatto non casuale ma voluto. Lo stile nel quale si è voluto impostare lo stare insieme era volto al rispetto e alla attenzione a ciascuno. Verrebbe da pensare: “tutto perfetto!”. Non penso, c’è sicuramente tanto da fare ancora ma sono sicuro che passi in avanti si sono fatti, sapendo poi quale è per la maggior parte dei bambini e ragazzi la proposta di fede, molto flebile, che ricevono nelle loro famiglie. Il fatto stesso, ogni giorno, di portarci in chiesa anche solo per un breve momento di preghiera, permetteva di poter mettere al centro Colui, Cristo, che è origine e senso di tutto. E’ solo con Lui che possiamo scrivere veramente una “Bellastoria”.      don Luca