Rosari e mugugni

Il segretario della Lega, Matteo Salvini, sul palco allestito in piazza Duomo, 24 febbraio 2018. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Complice il caldo estivo e i temporali che hanno accompagnato questi ultimi giorni, mi addentro questa settimana a condividere un pensiero sugli ultimi avvenimenti politici italiani, dato che un governo è caduto e qualcosa adesso bisognerà fare. E siccome questa cosa non ci può lasciare estranei ecco che ho osservato con maggiore attenzione gli accadimenti. E volevo entrare nel merito dei riferimenti religiosi che non sono mancati nell’agone politico di questi ultimi giorni. Fra Rosari sventolati e baciati, passi di Vangelo enunciati con enfasi e citazioni di pontefici sembrava di essere ad un raduno di zelatrici dell’Azione Cattolica di venerata memoria (con tutto rispetto per quest’ultime s’intende…). Ma proprio questi passaggi sono stati per me significativi. Si sono alzati cori di disappunto, sia nel campo politico che in quello ecclesiale, sul fatto che Salvini (i nomi in questo caso vanno fatti) abbia tirato fuori dalla tasca il Rosario e baciandolo abbia ricordato come sia importante l’affidamento al Cuore Immacolato di Maria per tutta l’Italia. Premetto che i Rosari li preferisco pregati che sventolati (tanto che in macchina lo tengo a portata di recita e neanche messo sullo specchietto retrovisore, che magari per qualcuno – non per tutti – è messo lì a mo’ di portafortuna…) e non so se l’ex ministro dell’Interno lo usa solo per farsi vedere o lo prega anche. Mi sono chiesto: “Ma quanti voti sposta un Rosario?”. A vedere la mentalità comune sembrerebbe molto poco (anche se poi la Madonna opera ed eccome…), eppure quando nell’aula del dibattito politico è stato usato (magari a torto) il Rosario mi hanno colpito i mugugni che alcuni rappresentanti politici, di chiara estrazione laicista e contro la Chiesa, hanno espresso. Fa strano vedere gente che promuove leggi e usanze contro la fede e la morale della Chiesa emettere urla belluine solo perché è stato mostrato un Rosario. Mi sono venuti in mente alcuni episodi del Vangelo di quando Gesù si presentava davanti ai demoni per compiere gli esorcismi, e questi digrignavano i denti, schiumavano e si dimenavano (forse la Madonna a qualcuno dà fastidio…). Lungi da me paragonare Salvini a nostro Signore (ci mancherebbe altro…), ma la reazione scomposta di certi personaggi politici (ed ecclesiali) mi ha colpito. Eppure in Italia non sono mancati partiti che avevano nel loro simbolo addirittura la Croce. La DC che sicuramente tanto bene ha fatto per l’Italia, è stata quella che ha visto alcuni dei suoi rappresentanti firmare la legge sull’aborto. Renzi e Boschi, (sempre per non fare nomi) figure di spicco di qualche governo fa, che si vantavano di essere stati boy scout e catechisti, hanno nel loro mandato emanato leggi contro la famiglia naturale, e mi fermo qui. La signora Bonino, convinta abortista senza pentimento, non disdegna foto con stretta di mano con il Papa (forse perché passava di lì per caso…). Eppure in questi casi non ho visto da alcuni solerti censori politici ed ecclesiastici levate di scudi. Di sicuro l’abbinamento politica e simboli religiosi si presta anche a molte ambiguità e strumentalizzazioni. Servono invece, questo sì, uomini e donne che nella politica sappiano ispirarsi a quella che è la Dottrina Sociale della Chiesa, molto chiara e con una apertura tale da essere condivisa anche da chi credente non è, per la ricerca di un sincero bene comune. Servono poi uomini di Chiesa che nella libertà dello Spirito siano autentici pastori.    don Luca