Statue cadenti

Paint and protest graffiti covers the Jefferson Davis Memorial in Richmond, Va., Sunday, June 7, 2020, following a week of unrest in the U.S. against police brutality and racism in policing. Jefferson Davis was the president of the Confederate States of America during the Civil War. (AP Photo/J. Scott Applewhite)

Sono state trasmesse dai telegiornali le immagini di manifestanti che hanno abbattuto o vandalizzato alcune statue, in USA come in Europa. Questo perché? Sono manifestazioni nate negli Stati Uniti sulla scia della protesta contro la morte di alcune persone di colore a seguito di interventi della polizia. E’ sorto un movimento di protesta, che paradossalmente è molto divisivo e rischia di essere molto ideologizzato. In effetti è così, in molti casi la protesta che nasce sulla scia di rivendicazioni giustificate rischia di percorrere tutto il giro collocandosi proprio nella posizione che si voleva condannare. Nella fattispecie si condannano le violenze della polizia, facendo violenza. Si condanna il razzismo alimentando una mentalità divisiva dentro la società. Osservando poi a livello politico si nota come sia una manovra interna agli Stati Uniti per delegittimare chi in questo momento governa il paese. Anche in Italia abbiamo avuto, pure nel recente passato, queste realtà, dove la protesta che sembrava nutrita di limpidi ideali nasceva invece per attaccare un avversario politico. Sempre in questo contesto di ideali che diventano derive ideologiche ha fatto scalpore il vandalismo perpetrato a Milano contro la statua del noto giornalista Indro Montanelli. Ho fatto in tempo a leggere gli articoli e gli scritti di questo autore quando era ancora in vita e sicuramente è stato una figura di riferimento nel panorama italiano. I suoi trascorsi e la sua storia lo avevano portato a seguire in quell’epoca il fascismo che comunque fu un aspetto che coinvolse, con passione o meno, una larghissima fetta, del popolo italiano. La condanna delle scelte del fascismo l’ha data la storia. Ma non è una pagina che si può cancellare della vicenda italiana. Luci e ombre hanno caratterizzato da sempre la vita di un popolo. Ma sono intrinsecamente unite. Non posso cancellare un pezzo della storia del mio paese solo perché non corrisponde a quello che penso io (e mi sembra che oggi tanti antifascisti siano ideologicamente pericolosi come coloro che avversano…). La stessa Bibbia nella genealogia di Gesù cita figure sante e figure di peccatori. Non le toglie. Tutti hanno fatto parte del grande disegno di salvezza. Certo il peccato va condannato, va salvato il peccatore, e dagli sbagli bisogna trarre l’insegnamento per non commetterli più. Ma tentare di cancellare la storia è tipico del totalitarismo. Vedi l’Isis che in Siria e in Iraq distruggeva i monumenti delle civiltà antiche così come le chiese. E poi la nostra stessa vita è segnata dal bene e dal male che abbiamo commesso e che commettiamo. Posso togliere il male che qualche volta nella vita posso aver compiuto? No, l’azione rimane, rimane certo la possibilità di riparare il peccato col pentimento e col bene, di convertirmi, di crescere, di diventare santo, ma non posso togliere il mio vissuto. Da esso semmai posso ripartire per crescere. E’ un po’ come alcune cicatrici che ognuno di noi porta nel corpo in seguito a cadute o ferite. Ti ricordano di stare attento, proprio perché le vedi.  don Luca