La “Caduta della manna”, rappresentazione pittorica nella nostra Comunità Pastorale

L’episodio della caduta della manna nel deserto, riportata più volte nell’Antico Testamento, ci dice che Dio nutrì i suoi figli e la modalità e la persistenza del fenomeno ne suggerisce l’intervento miracoloso. In Esodo e in Numeri è narrato quanto avvenne quando il popolo d’Israele, circa 600.000 persone tra adulti e bambini, partito da Elim in Egitto verso il Sinai, giunse nel deserto di Sin e cominciò a mormorare contro Mosè e Aronne, rimpiangendo il periodo di cattività durante il quale il cibo non mancava e cominciando a dubitare della volontà di farlo morire di fame. Dio fece sentire la sua voce a Mosè dicendo: ”Ho inteso le mormorazioni dei figli di Israele: parla loro così: Questa sera mangerete carne, e domani mattina vi sazierete di pane, e conoscerete che io sono il Signore, Iddio vostro. E alla sera vennero su tante quaglie che coprirono il campo e la mattina ci fu uno strato di rugiada intorno al campo. Quando lo strato di rugiada fu scomparso, ecco, sulla superficie del deserto qualcosa di minuto, granelloso, sottile come la brina per terra (Es. 16,12).

“Caduta della manna”, Cremia, ex Oratorio confratelli (attuale salone dell’Oratorio “Benedetto XVI”)

La manna deriva dalla secrezione arborea di un arbusto chiamato tamarisco che cresce nel deserto del Sinai, nel periodo giugno-agosto, in quantità molto limitata. Ma sul popolo d’Israele cadde dal cielo per quaranta anni ininterrottamente fino all’entrata in Palestina, dove non c’erano tamarischi, e in quantità tale da essere sufficiente al fabbisogno, posandosi ora sulla vegetazione presente, ora in prossimità degli accampamenti. La manna data da Dio era infatti proporzionata ai fabbisogni; raccolta in eccesso non si conservava e doveva essere buttata, raccolta in difetto era comunque sufficiente per la bisogna. E secondo la Sua prescrizione, veniva raccolta in misura doppia il venerdì (e si conservava), affinché si osservasse riposo il sabato, a Lui sacro. La manna è chiamata pane del cielo perché cadeva dall’alto e non prodotta da alberi; è chiamata pane degli Angeli : ”Al contrario, tu nutristi il tuo popolo / col cibo degli angeli, /  e mandasti a loro dal cielo / un pane già pronto, / capace di procurare ogni delizia / e di appagare ogni gusto(Sap. 16,20) ed anche pane dei forti: “Piovve sovr’essi la manna per cibo, / e diede loro un frumento dal cielo (Sal.78,25). Ma è nel Nuovo Testamento che Gesù la riconosce quale simbolo dell’Eucaristia, il vero pane del cielo: ”Gesù rispose dunque loro: “In verità, in verità vi dico: non Mosè vi diede il pane del cielo; ma il Padre mio vi dà il vero pane del cielo, poiché il pane di Dio è quello che discende dal cielo e dà la vita al mondo (Gv. 6, 32-33) … Io sono il pane della vita. I padri vostri mangiarono nel deserto la manna, e morirono. Questo è il pane disceso dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia. Sono io il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” ( Gv. 6, 48-51).  Nella chiesa di S. Martino a Pianello è raffigurato il ciclo dedicato al Mistero Eucaristico nella parte interna del presbiterio per mano del pittore Isidoro Bianchi che operò verso il 1640, mentre il solo episodio della Caduta della manna è ricordato in un medaglione sulla volta dell’oratorio adiacente alla parrocchiale di S. Michele in Cremia, purtroppo di autore ignoto, risalente al XVII secolo.     Rita Fazzini

Riferimento: La Sacra Bibbia, ed. Paoline, 1968.

articolo tratto dal n° 14 del notiziario “Hesed” della Comunità Pastorale “San Luigi Guanella”