“San Bernardo, abate e dottore della Chiesa, che entrato insieme a trenta compagni nel nuovo monastero di Cîteaux e divenuto poi fondatore e primo abate del monastero di Chiaravalle, diresse sapientemente con la vita, la dottrina e l’esempio i monaci sulla via dei precetti di Dio; percorse l’Europa per ristabilirvi la pace e l’unità e illuminò tutta la Chiesa con i suoi scritti e le sue ardenti esortazioni, finché nel territorio di Langres in Francia riposò nel Signore”: il Martirologio romano riesce nella difficile opera di riassumere in poche righe la vita, ma soprattutto l’importante ruolo nella storia della Chiesa del suo tempo, di Bernardo di Chiaravalle, la cui memoria liturgica ricorre il 20 agosto. Aveva 22 anni Bernardo quando, nel 1112, entrò nel monastero fondato da Roberto di Molesmes a Citeaux (Cistercium, in latino, da cui l’appellativo di cistercensi per i monaci) e diretto da Stefano Harding. Tre anni dopo lui stesso, insieme a 12 compagni, viene inviato a fondarne un altro in una campagna disabitata sulle rive del fiume Aube, nella regione della Champagne. Da quella valle chiamata da loro Clairvaux, Chiaravalle, già dal 1118 i figli spirituali di Bernardo partirono per fondare altrove nuovi monasteri. Ai suoi monaci che presto si diffonderanno in tutta Europa il fondatore chiede fatica e preghiera, secondo una regola benedettina rigorosa in polemica anche con il monastero di Cluny, all’epoca al vertice della parabola della sua influenza, accusato di non rispettare i canoni dell’austerità e di avere chiese troppo adorne “mentre il povero ha fame”. Bernardo – “ardito come un orso”, significa il suo nome, quasi un cammino segnato – è il primo per austerità e umiltà di vita, non sottraendosi a nessuna fatica, nonostante la grande fama presto raggiunta. Alla vita del monastero scandita dalla preghiera e dai digiuni lo sottrae, infatti di frequente, la richiesta di intervenire sulle dispute politico-religiose del suo tempo. Come ha scritto nel 1953 papa Pio XII, che in occasione dell’VIII centenario della morte, dedicò a san Bernardo l’enciclica Doctor Mellifluus: “Quando poi il corpo mistico di Gesù Cristo fu conturbato da scisma così grave che anche i buoni rimanevano dubbiosi tra le due parti, egli si consacrò interamente per comporre i dissidi e per la felice riconciliazione e unione degli animi. Poiché i prìncipi, per ambizione di dominio terreno, erano separati da spaventose discordie, dalle quali potevano derivare gravi danni per i popoli, egli si fece artefice di pace e riconciliatore per una mutua concordia. Bernardo, infatti, percorse l’Europa per far riconoscere come legittimo il papa Innocenzo II sconfessando Anacleto II che fu riconosciuto antipapa e ponendo fine allo scisma seguito alla morte di Onorio II. Alla sua chiara mente che attingeva alle Scritture e alla teologia si devono 331 sermoni, 534 lettere e trattati famosi su grazia e libero arbitrio, sull’umiltà e la superbia, sul battesimo, sul dovere dei vescovi, oltre agli scritti sulla Vergine Maria che chiama “Stella del mare” cui guardare per non vacillare quando infuriano “i venti delle tentazioni” o ci si imbatte negli “scogli delle tribolazioni” e “mediatrice di grazie”. Non per niente Dante affida a san Bernardo, all’inizio del Canto XXXIII del Paradiso, il compito di rivolgere alla Vergine Maria la preghiera affinchè il poeta possa vedere Dio.

