“Believe è per l’anima, c’è bisogno di virtù cristiane”

Oggi c’è “un’esigenza sempre più pressante”, e cioè “ritrovare la propria dimensione interiore, attraverso l’introspezione e, per chi ha il dono della fede, attraverso la preghiera”. In un mondo che agisce come se Dio non esistesse, “tutti siamo chiamati ad evangelizzare”, ma anche “a lasciarci evangelizzare”. La Bussola intervista Andrea Bocelli sui motivi del suo nuovo album di musica sacra, Believe, e su questo tempo di pandemia, un’occasione “per cambiare il nostro atteggiamento nei confronti della vita”.

 

A più di vent’anni dal primo album di musica sacra, Andrea Bocelli ha pubblicato, nel novembre scorso, un nuovo album di carattere spirituale dal titolo “Believe”. Questo disco è stato preparato durante l’epidemia di Coronavirus ed è il risultato di riflessioni ed esperienze, anche spirituali, del famoso cantante. L’artista stesso ha contratto il Covid: ha scoperto di essere positivo il 10 marzo 2020, dopo aver fatto un tampone. Tutta la sua famiglia è risultata infettata. Ma fortunatamente Bocelli è riuscito a sconfiggere il Coronavirus senza alcuna conseguenza. Dopo essersi ripreso, si è recato a un ospedale di Pisa per donare il suo plasma, ricco di anticorpi, utile nella lotta contro il Covid.

La Nuova Bussola lo ha intervistato.

Maestro Bocelli, nel 1999 lei ha inciso “Arie Sacre”, album di musica sacra che si è rivelato un grande successo con oltre cinque milioni di copie vendute in tutto il mondo. Recentemente è uscito il suo nuovo album intitolato “Believe”. Come mai ha sentito di nuovo il desiderio di cantare brani di carattere religioso?
Ho sentito il bisogno di realizzare un progetto dedicato all’anima, proponendo il mio contributo a quella che credo sia un’esigenza sempre più pressante, e cioè la volontà di ritrovare la propria dimensione interiore e – attraverso l’introspezione e, per chi ha il dono della fede, attraverso la preghiera – abitare nuovamente la nostra casa interiore, e con essa ritrovare l’armonia e la serenità, da molti mesi purtroppo messe a dura prova. Mi piace pensare a questo album come a una medicina per l’anima, una sequenza composita di preghiere cantate che possano dare sollievo e innescare ottimismo.

Da dove ha tratto l’ispirazione per le sue canzoni contenute nel nuovo disco?
È un progetto discografico speciale, spazia nei secoli e nei generi, accoglie pagine di compositori del passato e del presente, oltre a canzoni, alcune delle quali inedite, e pagine non esattamente sacre ma intrise di spiritualità. L’album propone inoltre due preghiere che ho musicato io stesso. La prima è un “Padre nostro” che realizzai tanti anni fa, la seconda è una “Ave Maria” che mi è sgorgata dall’anima, in pieno lockdown. C’è una frase meravigliosa di sant’Agostino, che recita: “Chi canta, prega due volte”. La musica eleva lo spirito. E quando lo spirito si eleva, aiuta a calarsi in una dimensione più profonda e – se uno lo desidera – anche religiosa.

L’album “Believe” fa riferimento a virtù cristiane come fede, speranza e amore. Nel mondo di oggi, dove la gente vive come se Dio non esistesse, si può parlare ancora delle virtù cristiane?
Credo si possa e si debba, in ragione della sete di bellezza e di spiritualità che noi esseri umani abbiamo, della necessità di ripartire tutti con una nuova gerarchia di valori. Che sono nuovi ma antichissimi, gli stessi che possiamo leggere nel Vangelo. Attraverso la nostra esistenza, siamo, tutti, portatori di un messaggio; tutti siamo chiamati ad evangelizzare, cioè a comportarci secondo coscienza. Ma anche a lasciarci evangelizzare, cioè a seguire l’esempio di coloro che sono più docili di noi alla parola di Dio, che è scritta a fuoco nella coscienza di ognuno.

Sul disco c’è un brano inedito di Ennio Morricone, una nuova Ave Maria, e duetti con Alison Krauss e Cecilia Bartoli. Come mai ha voluto coinvolgere nella produzione del disco anche altri artisti?
La presenza di artisti ospiti, all’interno dei miei progetti discografici, è una costante. In questo caso, ho individuato due meravigliose colleghe. Con Cecilia Bartoli avevamo già cantato insieme, alcuni anni fa, ed era rimasto in entrambi il desiderio di una ulteriore collaborazione. Credo che la sua magnifica vocalità sia perfetta per i due brani che condividiamo in “Believe”: da un lato “Pianissimo”, un inedito firmato da Mauro Malavasi, una canzone che riesce a costruire un’atmosfera molto dolce e rarefatta, dall’altro “I Believe”, una pagina molto nota e amata, che grazie a Cecilia ha acquisito nuova vita e nuovo smalto. Con Alison Krauss invece si tratta di un felice debutto: è stato bellissimo poter intrecciare le nostre voci, in una delle pagine più coinvolgenti di tutti i tempi, l’inno di ringraziamento “Amazing Grace”.

Da più di un anno viviamo con tutti i limiti e i problemi causati dalla pandemia. Anche per il mondo della musica sono tempi difficili. Come sta vivendo questo tempo eccezionale ma anche drammatico?
Con preoccupazione e tristezza, considerando la grande sofferenza e i lutti che questo periodo, complesso e inedito per la nostra generazione, ha causato nel mondo. All’emergenza sanitaria si somma poi quella sociale, dato l’incremento drammatico della povertà. Il periodo è davvero delicato. Tanti settori, compresi quelli del teatro e della musica, hanno subito un colpo molto grave. Ugualmente, è fondamentale non perdere la speranza. La storia ci insegna che scogli ben peggiori sono stati superati, talvolta con sorprendente rapidità. Essere ottimisti ritengo sia un dovere morale.

In tanti concordano che l’umanità sarà cambiata dopo questa pandemia. Secondo lei, quale lezione dovremmo trarre da questa esperienza dolorosa?
Di certo è stato compreso inequivocabilmente il fatto che, nel mondo, siamo un’unica grande famiglia interconnessa. Spero che sapremo imparare la lezione, cogliendo questa opportunità per cambiare il nostro atteggiamento nei confronti della vita. Potremo uscirne migliori, partendo dall’altruismo, che è una medicina per ciascuno di noi, perché distoglie dal mettere sempre al centro dell’universo le proprie difficoltà e le proprie angosce. Essere caritatevole è un modo per restituire quel senso della vita che l’individualismo non potrà mai dare.

 

articolo di W. Redzioch tratto dal sito www.lanuovabq.it