Ci sono tante tradizioni che, pian piano, stanno svanendo.
Fortunatamente ciò non è avvenuto a Cremia per una corale ultraventennale che continua imperterrita il suo cammino.
Al di là di tutti gli impegni che ciascun componente, maestro compreso, può avere, si preparano il concerto per San Vito a giugno e quello di Natale a dicembre, si animano le messe solenni in corso d’anno, si ricordano e festeggiano gli Alpini e, se richiesti, si canta a matrimoni e funerali. E dal momento che non sempre è buona la prima, si prova e si riprova per cercare in ogni modo e comunque di dare il meglio.
Senza contare poi le trasferte: a Dongo a gennaio per il tradizionale concerto della Caritas, alla Madonna della Caravina a maggio, a Porlezza sempre nel periodo natalizio, solo per accennarne alcune.
Una corale è una piccola comunità fatta di persone, non tutte uguali ma con in comune la voglia di impegnarsi e stare insieme. Non è sempre un’impresa facile e sicuramente ciascuno dei suoi componenti prima o poi si sarà detto: “chi me l’ha fatto fare??”. Ci sono delle volte in cui le prove settimanali partono proprio per la tangente ed ogni canto diventa un’impresa quasi impossibile. In altre occasioni, invece, tutto fila talmente liscio e così bene che è quasi un peccato fermarsi.
Non mancano gli scambi accesi, e non solo a suon di note, il sentirsi scoraggiati, la stanchezza, la difficoltà data dal vedere i risultati sperati ancora troppo lontani.
Però ci sono anche l’allegria, la gioia e la voglia di sorridere. Ed è anche questo che ciascun membro della corale porta nel suo cuore e da cui trae l’entusiasmo per non fermarsi.
Quando poi, indossando la sciarpa azzurra, il simbolo tanto caro ai componenti più storici, ci si prepara a cantare davanti agli altri è un’emozione davvero speciale. E comunque sarà andata, sarà stato un successo perché ciascuno ha messo tutto se’ stesso in quei pochi e intensi minuti.
Cantare da gioia. E’ un collante, una possibilità di stare insieme. E’ un legame tra cielo e terra perché chi canta prega due volte.
Siamo in totale balia di noi stessi e di una tecnologia che, seppur utile, ci sta togliendo troppa umanità. I componenti della corale di Cremia sono di quella generazione che non va a batterie e che non vede solo le cose ma soprattutto le persone. E ciò è davvero straordinario, particolarmente in questi tempi.
Da un anno a questa parte la “famiglia” si è ingrandita, anzi, si è arricchita. Si sono uniti al gruppo in pianta stabile dei cantori di Musso ed ogni tanto anche qualcuno di Pianello. Amici che hanno deciso di condividere impegno, fatica ed entusiasmo. Persone davvero speciali grazie alle quali diventa ancora più piacevole cantare.
La corale prosegue il suo cammino ed è un bene sia così. Guardando al futuro, la speranza è che sia una tradizione che non vada persa.
Ecco perché c’è sempre bisogno di nuove voci.
Quanto sarebbe straordinario se anche fra i più giovani qualcuno decidesse di iniziare a farne parte.
Non è pallavolo, non è calcio o danza o qualsiasi altra attività di tendenza. Ma, senza eccessive spese per la famiglia, è assai terapeutica. Per assurdo, stante l’età media dei suoi componenti, si respira un’aria più fresca che in tanti altri posti.
Ci sono una semplicità ed un’umanità che ne fanno un’esperienza unica.
Io ho l’onore di farne parte e ne sono davvero felice.
A tutti i suoi componenti ed a quanti la sostengono: grazie di cuore!!!!
Barbara
articolo preso dal numero 6 di “Hesed” notiziario della Comunità Pastorale “San Luigi Guanella”

