Il Giubileo di quest’anno risuona di un tema luminoso e profondamente umano: “Spes non confundit – La Speranza non delude”. Un invito a riaprire il cuore, a volgere lo sguardo verso quella promessa che non tradisce, perché radicata nell’amore misericordioso di Cristo. Con le braccia spalancate, Egli accoglie e consola ogni uomo e la Chiesa, sua dimora nel mondo, continua a farsi segno concreto di questa vicinanza.

È in questo orizzonte che si colloca un gesto dal forte valore simbolico avvenuto nella Chiesa Parrocchiale di San Biagio a Musso: la completa rinascita dei portoni d’ingresso, oggi riportati al loro antico splendore dopo un lungo e accurato lavoro di restauro. Chi li ricordava prima dello scorso marzo sa bene quanto il tempo avesse inciso su di essi: legno consumato, struttura indebolita, bellezza opacizzata. Segni di un passato che rischiava di spegnere il valore stesso dell’accoglienza. Ma la speranza e la preghiera ci sono state…
Oggi, invece, quei portoni parlano un linguaggio nuovo: cura, dignità, rispetto, bellezza ritrovata. L’opera, realizzata con maestria dalla Falegnameria Salice Loris, è un vero capolavoro di artigianato. Un intervento meticoloso e appassionato che ha saputo restituire vita a un elemento fondamentale della nostra comunità: la porta attraverso cui si entra nella casa di Dio.
Un restauro di questa portata è stato possibile grazie alla generosità concreta di tanta gente che con amore vero ha saputo donare ed al contributo determinante della Diocesi di Como, reso disponibile tramite i fondi dell’8×1000 alla Chiesa Cattolica. Fondi che provengono da un gesto semplice ma potente: una firma sulla dichiarazione dei redditi. Con quell’atto, che non costa nulla al contribuente, si sostiene il clero, si aiutano opere di carità e si rendono possibili restauri come quello di Musso.
È così che la fede diventa azione, presenza, costruzione: la speranza prende forma nel legno restaurato di un portone, nella comunità che si unisce, nella bellezza che torna a splendere. Una porta che non è solo un ingresso, ma un simbolo che parla al cuore di tutti.
Sul portone principale, una targa recita: “Aprite le porte a Cristo”. Una frase che oggi risuona ancora più viva e attuale. Questo segno tangibile – in un anno dedicato alla speranza – rimarrà per le generazioni future memoria di una comunità capace di prendersi cura della propria casa di fede e, insieme, della propria anima.
In questo nostro pellegrinaggio terreno, il restauro dei portoni di San Biagio si fa così icona di un cammino rinnovato, un invito a lasciar entrare la luce della speranza che, davvero, non delude mai..
Rocco
articolo tratto dal n° 15 del notiziario “Hesed” della Comunità Pastorale “San Luigi Guanella”

