Una invincibile certezza

A più di un anno dalla pandemia possiamo individuare una cifra caratteristica di questi dodici mesi, un minimo comun denominatore. Un fil rouge capace di legare in unico giro questo anno pandemico e quel filo rosso potrebbe avere un nome: incertezza. Subito ci viene in mente l’incertezza del futuro che, come un capo lavato in acqua bollente, si è ristretto. Il futuro che sembra terminare con il prossimo Dpcm. Qualche settimana dura il futuro. L’incertezza poi si declina in tanti modi quante sono le teste degli italiani. Come camperò passata la buriana? Il mio lavoro non sarà più lo stesso? Cambieranno davvero i rapporti sociali tra i sopravvissuti? Mio figlio quali ripercussioni psicologiche avrà dopo tanta Dad e poca scuola? I punti interrogativi si moltiplicano e alimentano l’insicurezza. Ma forse il peggio non sta nel fatto che le insicurezze sono aumentate di numero o si sono aggravate sempre più, il peggio sta forse nel fatto che noi tutti siamo diventati più insicuri. O meglio, chi era incerto pre-covid si trova ora più esitante e chi, all’opposto, stringeva saldamente le redini della propria vita ora è ancora più deciso. Prendiamo l’abbandono liturgico. Pare che ci sia stato un crollo delle presenze alla Messa domenicale intorno al 40%. Molti di coloro i quali hanno disertato le panche delle chiese per paura dell’infezione non hanno disertato le corsie dei supermercati. Si dirà: «Devo pur mangiare per vivere». E il Pane eucaristico non serve appunto per questo? Molti hanno approfittato del Covid come pretesto per fare un passo indietro anche nei rapporti umani. Niente visite ai parenti, niente partecipazioni ai funerali, niente due chiacchere con l’amico che aveva bisogno. Tutte grane che il virus per fortuna ci ha evitato. Viviamo ritirati perché la nostra stessa esistenza si è ristretta, proprio come il tempo e lo spazio in cui ormai la bolla pandemica ci ha costretto a vivere.  Molti hanno nascosto dietro il Covid la loro ontologica insicurezza, la mancanza di virilità e di audacia e il loro essere imbelli. Conseguenza ovvia: si sono allenati per una vita a trovare scuse, a mandare avanti gli altri, a scaricare le proprie responsabilità su terzi, a schivare, dissimulare, mentire, rimandare ed ora si sono schiantati contro il muro della pandemia. Ecco perché quello che abbiamo davanti a noi nella Pasqua è importante. E’ l’annuncio di una vittoria, sul peccato e sulla morte. E’ l’annuncio di una rinascita. La Pasqua è il manifestare che Cristo è capace di darci la sua certezza, invincibile, sul fatto che la nostra vita non è perduta dentro le paure ma può giocarsi in una umanità rinnovata. Il virus è sicuramente un nemico da combattere ma non dobbiamo dimenticare che se curiamo il corpo ma trascuriamo la nostra umanità e il nostro cuore vivremo una vita all’insegna della chiusura e della paura. Ecco perchè abbiamo bisogno di Gesù Risorto.  Buona Pasqua!