Nessuno di noi nasce paziente. Cosa fa un bambino di poche settimane quando avverte lo stimolo della fame? Si mette a strillare piangendo, per dare il segnale del suo stato. Così come i due genitori che lo devono accudire “scoprono” una nuova forma di pazienza, alzandosi di notte, dandogli da mangiare, pulendolo e coccolandolo. Cose che prima non facevano e che magari mai avrebbero pensato di fare e che vivono per amore della propria creatura. Il fatto è che la vera pazienza è legata alla passione per la vita. Quello che rende buona la pazienza è legato allo scopo per il quale la si esercita. Ma la pazienza va “esercitata”: giorno dopo giorno, fino a renderla parte del nostro modo di essere. Allora potremo capire come sia davvero una grande risorsa, un alleato prezioso nel gustare fino in fondo le cose buone della vita. La pazienza ci richiede di “stare” sulle cose e questo impedisce che sfuggano via senza lasciare traccia.

Per questo la persona paziente immagazzina ricordi più della persona impaziente: le cose assaporate fino in fondo diventano infatti davvero nostre e non possono più sfuggirci. Andare più lenti e ripetere gesti e parole permette di vedere, sentire e gustare una grande quantità di cose che in altro modo non potremmo né vedere, né sentire, né gustare. La persona paziente diventa capace di godere di più della vita: osserva le piccole cose e le apprezza. San Paolo ci insegna che la pazienza cristiana è la capacità di affrontare la vita con i suoi problemi e le sue vicissitudini: “Ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza” (Rm 5,3-4). La pazienza senza speranza è solo dura rassegnazione a un destino contro il quale è inutile lottare. La speranza senza pazienza è inganno, perché ci illude di ottenere ciò che desideriamo senza la fatica del vivere. La speranza, quindi, richiede anche di saper attendere. Noi viviamo in un tempo che non sa attendere, che vuole tutto e subito, che non sa tenere separati nel tempo il desiderio di un bene e il suo conseguimento. Vogliamo la fine del dolore adesso. Vogliamo la soluzione dei nostri problemi adesso e non ci rassegniamo all’idea che invece si debba attendere, con pazienza, ma senza rassegnarsi. La speranza, infatti, illumina l’attesa con l’azione. Il tempo presente, con tutte le sue difficoltà, non ferma la propria azione, il desiderio di costruire qualcosa di bello, di collaborare a costruire solide amicizie, gesti di solidarietà e di amore. La speranza richiede anche di saper affidare ad altri, nel tempo e nella pazienza, il frutto della propria opera. don Luca

