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La misura del tempo è fonte a volte di nostalgia: si ricordano i tempi passati (che acquistano a volte i tratti del: “era tutto più bello”), con la memoria che va a scandagliare i vari momenti vissuti. C’è poi, per chi ha qualche anno sulle spalle, la consapevolezza del mutare delle condizioni (età, salute, ecc…) e della linea della vita che va ad accorciarsi. Per chi è più giovane il tempo è l’esplosione della baldanza (da vedere se accompagnata dalla ricerca del vero e del buono); un tempo che però oggi rischia di essere atrofizzato dalla “tirannia” dei social, che fagocitano momenti sempre più ampi (pensiamo a quanto tempo “inutile” buttato a usare malamente i social…). Il tempo che comunque si apre anche alla consapevolezza della grande quantità di grazie e di doni ricevuti. E’ quello che mi sento di rivolgere come pensiero in occasione di un anniversario “tondo” cioè i miei 30 anni di vita nel dono del sacerdozio ministeriale.

Anzitutto una gratitudine in quanto essere sacerdote non è un merito, ma un dono che Dio fa a uomini che nella loro natura sono forti e allo stesso tempo fragili, con le loro qualità e con i loro limiti. Dio che in un misterioso disegno non sceglie i migliori, ma chiama coloro che ama in modo particolare. Li chiama, affinché con le loro mani possano rendere presente l’Eucarestia durante la S. Messa; perché imponendo le mani possano donare la Misericordia di Dio nella Confessione e confortare i sofferenti con il Sacramento dell’Unzione. Mani che nel Sacramento del Battesimo aprono alla grazia e alla gioia del diventare figli di Dio. Rendo grazie al Signore per questo tempo di vita nel quale ho potuto sperimentare la forza della speranza e dell’affidamento al Suo Amore. Guardando ai miei 30 anni da prete posso cogliere come la metà di questi li abbia finora vissuti nella zona dell’Alto Lago: i primi quattro a Consiglio di Rumo, con Livo e Peglio, e gli ormai undici vissuti a Cremia, Musso e Pianello. Una terra abitata nel tempo da belle figure di Santi: don Coppini, madre Marcellina, san Luigi  Guanella, la beata Chiara Bosatta, il  beato Enrico Rebuschini e tante, tante persone (i “santi della porta accanto”) che ho conosciuto, e che sto conoscendo. Una terra che per me ora, e da parecchio tempo, è la “vigna del Signore” che mi è stata affidata, e con rispetto e umiltà sono chiamato a servire e amare. Possano le preghiere dei miei dieci lettori di questo foglietto, e dei miei parrocchiani, aiutarmi ad essere prete per il Signore. Grazie.    don Luca