“Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali”. (Mt 22, 8-10)
Questo passaggio della parabola degli invitati al banchetto di nozze, che fra l’altro abbiamo ascoltato poco tempo fa, mi ha sempre incuriosito. Davanti al rifiuto degli invitati, manifestato con violenza verbale e fisica, la proposta del banchetto viene rivolta ad altri. Mi sono chiesto: chi sono questi “altri”?

Se da un lato è chiaro che chi rifiuta sono quei cristiani che fanno spallucce davanti alla proposta di Dio, e addirittura rifiutano la fede ricevuta nel Battesimo, chi possono essere nel concreto coloro che vengono chiamati nei crocicchi delle strade e che riempiono la sala? Ovviando a generiche definizioni di figure ipotetiche, mi sono venuti in aiuto un paio di articoli che mi è capitato di leggere recentemente. Erano articoli che parlavano delle conversioni di mussulmani al cristianesimo, avvenuti in Europa, in paesi con tradizione cristiana. Colpisce il fatto che persone con un profondo senso religioso, percorrendo cammini diversi e particolari, riconoscono in Gesù la Via, la Verità e la Vita. La ricerca di una fede che parla di amore, che non utilizza il linguaggio della violenza e che si mostra ragionevole. Questo per loro è un altro fattore di liberazione. Nell’islam non sono ammesse domande, non devi capire ma solo obbedire. Nel cristianesimo l’obbedienza è invece ragionevole. Siamo davvero liberi quando scegliamo con delle ragioni. Conversioni che trovano poi situazioni non facili, in quanto dalle famiglie di provenienza o dai contatti, avviene una esclusione perché “infedeli”. Ma l’incontro fatto è più grande delle fatiche da affrontare. Queste storie, come numerose altre di diverse situazioni, dicono che il seme del Vangelo agisce e opera anche nei nostri contesti. Questo non vuol dire creare dei muri o delle contrapposizioni fra le religioni, non significa mettersi l’uno contro l’altro. Significa evidenziare quello che anni fa diceva Papa Benedetto XVI, affermando che il cristianesimo si diffonde per attrazione. Ciò ricorda alle nostre comunità il dono ricevuto nel poter credere e vivere la fede in Gesù. Chi è in ricerca, o chi è toccato per varie strade dall’azione dello Spirito Santo, può vedere nei cristiani delle persone contente di seguire Colui che è il vero Salvatore. don Luca

