Dal mangiare alla “comunione”

Osservando le componenti del pasto, inteso come banchetto, si nota come esso sia caratterizzato dalla dimensione della comunione. In quanto essere bisognoso ed essere donato, l’uomo è aperto all’altro da sé come alla realtà di cui si nutre. Il banchetto però, apre anche all’altro come colui con cui ci si nutre, ossia alla comunione. E’ importante tenere presente che nel contesto del banchetto, la comunione ha una logica simile a quella della consumazione. Quest’ultima è l’esperienza che «io» non sono solo uno strumento per ottenere un prodotto, ma anche e soprattutto un fine, il fine del prodotto, del cibo. La comunione fa sì che «l’altro», sia percepito non come strumento di produzione, ma come fine del prodotto. Il banchetto è lo stare presso l’altro per il semplice fatto che consuma insieme a me, per il semplice fatto che consuma come me. L’importanza del mangiare insieme è quello di ritrovarsi insieme sullo stesso piano, ossia quello dei fini. L’atto del produrre, soprattutto nelle società avanzate, implica un’alta diversificazione e gerarchizzazione dei ruoli. L’atto del consumare, per se stesso, non esige ruoli particolari, anzi tende a nascondere i ruoli della vita produttiva e i conflitti che ne derivano. Anche per questo motivo il rito, che svolge spesso una performance che rappacifica, ricorre talvolta al linguaggio del pasto consumato insieme. La Comunione eucaristica esalta la comune dignità dei partecipanti e li pone nella pace. Il banchetto rituale, nella sua complessa trama, ossia come dinamica tra bisogno, consumazione e comunione, sembra realizzare un contesto favorevole alla esperienza religiosa, almeno nella misura in cui quella trama non smarrisce l’indicatore base: l’alterità. La vita dipende da qualcosa di altro da sé (bisogni), si mostra come altro rispetto al processo strumentale della produzione (consumo), esiste come relazione all’altro simile a sé (comunione). L’io si realizza proprio là dove si dischiude a ciò che è altro, perché nell’altro scorge possibilità che sarebbero impensabili qualora rimasse piegato su se stesso. Nel banchetto sono posti questi presupposti che portano all’affermazione: l’altro salva l’io; un’affermazione vicina alla esperienza religiosa cristiana.  don Luca