Avere fiducia

Il nuovo anno si appresta a muovere i suoi primi passi e possiamo assaporare la prospettiva di bene che è contenuta nel futuro che abbiamo davanti. Quando si guarda al tempo che ci viene donato non si può ragionevolmente partire con una opzione decisamente negativa. Questo porterebbe ad azzoppare il cammino, colorandolo di scetticismo e di pessimismo. Un cristiano, come spesso ci richiama Papa Francesco, non può abbandonarsi alla mancanza della gioia. Quantomeno per il fatto che è portatore del messaggio del Vangelo (buona notizia), e che ha in sé la certezza della Presenza di Cristo Salvatore. Ciò non toglie che il futuro possa essere contrassegnato da situazioni di fatica. Pensiamo a chi vive problemi di salute, di lavoro, di difficoltà nelle relazioni e negli affetti. Ma ciò non deve togliere la prospettiva e il desiderio di un bene, che si attua pur nelle difficoltà, lasciandosi toccare dalla speranza, spalancando la porta alla fede e rendendo operosa, fantasiosa e costante la carità. Dentro questo quadro si può sempre avere fiducia nel guardare al domani. Il nuovo anno inizi allora accompagnati dalla certezza del bene per cui siamo fatti. Sapendo che in Cristo nessuno di noi è dimenticato, cerchiamo da parte nostra di non dimenticarci di Cristo. Lasciamo germinare i semi della speranza, che come i semi dei frutti riposano nel terreno, per dare poi raccolti abbondanti. Accogliamo la benedizione che Dio ci riserva e viviamo nella gioia.

Il nuovo anno si apre ancora accompagnato dalla presenza della pandemia, che magicamente non scompare con gli auguri di “buon anno” e di “buone cose”. Non sono esperto (ce ne sono già tanti…) ma probabilmente ci accompagnerà ancora per un bel po’. Ma una cosa possiamo cercare di fare, ovvero stemperare quella forma di partigianeria (tipica del costume italiano che si deve dividere sempre in guelfi e ghibellini, orazi e curiazi, monarchici e repubblicani, ecc…) che ora contrappone vax e no vax. La mia posizione l’ho già dichiarata a favore delle vaccinazioni, ma posso ascoltare ed eventualmente rispettare opinioni diverse. Ma lo scadere nel gorgo di proclami del tipo “se l’è meritata di morire” o “uno in meno” oppure chi augura all’altro di stare male per le conseguenze del vaccino, proprio non vanno bene. Sono lo specchio di un imbarbarimento dei costumi che, quello sì, dipende da noi poter cambiare.                                don Luca