Ci sono parole e parole

Possiamo notare come attraverso le parole passano le idee e le ideologie. Il linguaggio non è solo comunicazione sociale è anche strumento della identità e della memoria di un popolo che le usa. Le parole diffondono idee e queste muovono le azioni. Le parole di oggi influenzano il pensiero del domani e le azioni del dopodomani. Teniamo presente cosa dice la Sacra Scrittura. In Essa troviamo che le parole false “seminano vento e raccolgono tempesta” (Os 8,7); “morte e vita sono in potere della lingua” (Pv 18,21); “se molti sono i morti trafitti dalla spada, ben più numerosi sono quelli trafitti dalla lingua” (Sir 28,18). Chi vuole influenzare il modo di pensare sa benissimo che “la rivoluzione del linguaggio” permette di controllare l’andamento delle masse e della società, favorendo un cambiamento culturale. Lo vediamo molto bene nel cosiddetto linguaggio “politicamente corretto” che ha avviato una rimozione di espressioni, modi di dire tradizionali.

Questo va poi a formare una serie innumerevole di neologismi, eufemismi e termini e poco alla volta si vanno a modificare la percezione della realtà delle cose. In questi ultimi tempi si è fatto avanti il movimento “woke” con accenni che a volte arrivano al fanatismo, con la pretesa di cancellare la cultura precedente, comune e tradizionale. Questa rivoluzione tocca anche il linguaggio religioso, e qui faccio due esempi, fra i tanti, nei quali si vede come il cambiamento lessicale operi, alla lunga, un cambiamento di approccio. Un primo esempio: quante volte ci siamo sentiti dire, o abbiamo detto: “buon week end”?. Il week end, termine inglese, ha sostituito il termine “domenica” che letteralmente è “Giorno del Signore”. Non c’è più il richiamo al riferimento a Dio, ma a trascorrere due giorni di stacco dalla scuola e dal lavoro. Pensiamoci e vediamo le conseguenze. Alla domenica non c’è per tanti il richiamo al “Giorno del Signore” ma ad un generico momento di svago. Il centro non è più Dio ma sono io. E’ pur vero che non parte tutto da ciò, ma sicuramente vi contribuisce. Un secondo esempio: la sostituzione del termine “carità” con “solidarietà”. Cosa cambia? Cambia che la carità la ricevo prima da Cristo e porta a cambiare la mia persona. Le azioni di carità che io compio non sono per cambiare il mondo, ma per cambiare il mio cuore e renderlo vicino al nobile comandamento dell’amore (ama Dio e ama il prossimo). La solidarietà rischia, purtroppo, di essere vista come l’eccedenza del mio tempo che dono per qualche causa, anche giusta, ma che pone l’accento su quello che si fa e non tanto su quello che può portarmi alla conversione del cuore e quindi alla salvezza dell’anima.  Recuperiamo allora quel detto: «il vostro parlare sia “si” “si”, “no” “no”, il di più viene dal maligno» (Mt 5,37).                 don Luca