Ddl Zan e Chiesa: la narrazione vince sulla realtà

Attraverso i media si è creata una narrazione che vede la Chiesa contro le persone omo-transessuali e desiderosa di imporre la legge dei credenti a uno Stato sovrano e laico, mentre il Ddl Zan sarebbe una legge di libertà. Ovviamente la realtà è ben diversa, ma nell’opinione pubblica diventa vera la narrazione più diffusa.

L'on. Zan dipinge panchine arcobaleno a Milano

Sulla querelle Santa Sede, governo italiano e Ddl Zan esistono una narrazione ideologica assai diffusa e un’altra aderente alla realtà, sconosciuta ai più. Vediamo su quali punti principali queste due narrazioni differiscono.

È opinione diffusa che la Chiesa sia contro le persone omosessuali e transessuali mentre il Ddl difende queste ultime. Invece la Chiesa è critica verso l’omosessualità e la transessualità, ma assolutamente accogliente verso le persone che vivono queste condizioni. Di contro il Ddl Zan, come abbiamo avuto già modo di spiegare, si disinteressa delle persone omosessuali e transessuali e vuole promuovere in modo ideologico l’omosessualità e la transessualità.

In secondo luogo si crede che la Chiesa sbagli ad imporre una propria visione su questi temi dato che possono essere condivisi solo da chi crede, una imposizione che arriverebbe addirittura a censurare alcune leggi. Le leggi di uno Stato laico – così si argomenta –  sono per tutti, non possono essere varate tenendo in considerazione solo i cattolici. In realtà, essendo tematiche di morale naturale, l’affermazione che omosessualità e transessualità siano condizioni disordinate è affermazione razionale che potrebbe essere condivisa anche da un non credente e una legge che promuove queste due condizioni è dunque razionalmente censurabile da tutti.

In terzo luogo si argomenta che una legge sulla cosiddetta omofobia dovrebbe trovare il plauso anche dei cattolici. Ergo chi è contro questa legge è a favore della discriminazione omo-bi-transfobica. Ma in realtà la tutela contro le discriminazioni a danno di persone omosessuali e transessuali è solo un pretesto – tanto che tali discriminazioni già ricevono tutela dalle nostre norme penali – al fine di promuovere l’ideologia gender e silenziare gli avversari, in primis i cattolici.

In quarto luogo si accusa la Chiesa di ingerenza negli affari di uno Stato che, in quanto sovrano, non deve di certo rendere conto alla prima delle proprie leggi. Ma in realtà questo Stato nella sua sovranità e autonomia ha deciso ex art. 7 della Costituzione di rispettare alcuni accordi con la Chiesa cattolica. Quindi nessuna ingerenza, bensì solo la volontà di ricordare di rispettare i patti. Da ciò discende anche il fatto che laicità non fa rima con infedeltà agli impegni presi.

In quinto luogo, sempre in tema di laicità, si pensa che laicità significhi indifferenza verso la Chiesa cattolica – una laicità alla francese che vuole dire neutralità al limite dell’avversione verso il dato religioso – ma sempre ex art 7 della Costituzione le cose non stanno così: infatti la nostra laicità vuole dire certamente non confessionalità, ma anche predilezione verso la Chiesa cattolica a motivo del peso culturale, sociale e storico che ha avuto nel nostro Paese.

In sesto luogo si crede che la Chiesa in quanto Santa Sede voglia cancellare in toto il Ddl Zan, invece, ahinoi, non è così dato che la Santa Sede ha chiesto solo una sua modifica. A chiedere la bocciatura radicale del Testo unico è rimasta Fratelli d’Italia che, su questo tema, appare essere più cattolica del Vaticano.

Infine si spaccia il Ddl Zan come una legge di libertà e quindi l’intervento della Santa Sede è stato venduto come una intollerabile bavaglio imposto ai parlamentari. Invece il Ddl Zan vuole mettere il bavaglio soprattutto ai cattolici e la Santa Sede è scesa in campo proprio per difendere il diritto alla libera espressione religiosa ed educativa dei cattolici messo in pericolo dal Testo unico.

Detto tutto ciò non importa come stiano realmente le cose, ossia non importa quale tra queste due narrazioni sia quella vera, importa quale tra queste due narrazioni sia la più diffusa. Questa, proprio a motivo della sua predominanza, sarà comunque considerata la versione dei fatti vera, autentica e attendibile. L’altra sarà la versione falsa, ideologica e infondata.