Erode e il tempo

Nel tempo natalizio la liturgia “non ci fa sconti”, nel senso che nel presentare l’Avvenimento della Nascita di Gesù non omette i particolari, anche quelli più “faticosi”. Lo “zuccheroso” (ai limiti a volte del coma diabetico) clima del Natale dei buoni sentimenti (salvo essere rancorosi peggio di prima), degli elfi, del compulsivo “auguri di buon anno e belle cose”, della neve (che c’è e non c’è), taglia fuori il manifestarsi della realtà. La liturgia invece ci permette di cogliere l’ampiezza delle vicende che sono avvenute e che avvengono anche nell’oggi. Il Natale è la bellezza della Nascita di Gesù, Avvenimento che segna la Presenza di Dio con noi, l’Emmanuele, e la tenerezza di Chi ci fa percepire il Suo Amore. Il Natale apre le porte alla Salvezza che trova poi il suo compimento nel Mistero pasquale. La festa della Natività ha tutti i presupposti perché sia gioia e amore, e lo è realmente.

Il cristiano è chiamato e contemplare questo Mistero del “Dio con noi” in quella serie bella e intensa di feste che costellano il tempo liturgico del Natale: la Santa Famiglia, Maria S.S. Madre di Dio, l’Epifania e il Battesimo del Signore. Eppure in questa manifestazione dell’Amore di Dio non viene cancellato il fatto che il male è presente e opera. Il giorno dopo la Nascita di Gesù ricordiamo Santo Stefano, il primo martire, ucciso dall’odio contro di lui per essere seguace e testimone di Cristo. I racconti evangelici della Natività ci parlano di Erode, della sua invidia, della sua paura, della sua brama di potere, del suo delirio per il quale voleva uccidere Gesù e per questo non ha esitato a far morire gli Innocenti bambini di Betlemme. Il male non viene cancellato nei racconti, non è la bella favola di emozioni e “magia” del natale (volutamente in minuscolo). Anche oggi il mondo continua ad avere i suoi “Erode”: non soltanto persone, ma anche miti culturali che pretendono di occupare lo spazio delle relazioni. Essi sono: successo ad ogni costo, potere senza scrupoli, benessere vuoto e superficiale. Ne derivano: solitudine, disperazione, divisioni, conflitti. E allora occorre evitare che questi miraggi soffochino la fiamma dell’amore nelle famiglie e nelle comunità cristiane. Ecco allora il valore da dare al tempo. La liturgia in questi giorni ci ha fatto vivere il “Te Deum”, il canto di lode e di ringraziamento a Dio per i benefici ricevuti durante l’anno trascorso. Dire “grazie” a Dio è già in sé una cosa bella, buona e giusta, ma ci apre anche al valore da dare al tempo che mi viene offerto. Esso diventa l’occasione preziosa che mi è data per vivere di quell’amore e di quella carità che il Natale ha donato. Il tempo che abbiamo davanti è per vivere, nella vocazione che ci è stata consegnata, la volontà di Dio che rende bella e intensa la vita presente. Viviamo quindi il tempo che abbiamo davanti con questo desiderio.         don Luca