“Gesù, chi Ti ha fatto così Piccolo? L’Amore!…” Questa frase, attribuita a San Bernardo, è stata riprodotta sulla immaginetta di Natale 2025 della nostra Comunità Pastorale. Nella essenzialità dei termini ci conduce a contemplare la grandezza e la bellezza della Natività. La Chiesa ci permette di vivere dopo la solennità, il tempo liturgico del Natale, che pur nella sua brevità, ci offre l’occasione di riappropriarci, magari in modo più calmo e attento, del grande Mistero che il 25 Dicembre è stato celebrato. Forse non più sottoposti alle varie incombenze natalizie, si può guardare con occhi più attenti il cuore di questa festa. Cosa caratterizza dunque il Natale? La risposta è allo stesso tempo semplice ma ugualmente dirompente: è l’Amore di Dio per noi!

Solo un Dio che ama l’umanità poteva donarci il Suo Figlio, perché attraverso la Sua Persona l’uomo venga salvato. E’ un Amore grande, libero e gratuito quello che Dio ha mostrato attraverso la Nascita di Cristo, dove Colui che è nel Cielo ha accettato di scendere sulla terra. Lui Onnipotente ed eterno si è rivestito della carne mortale. Colui che è Grande si è fatto Piccolo per stare vicino a noi. Ecco il significato del Natale, Dio che ci ama e che vuole darci il dono della Grazia, per evitare che il nostro peccato ci condanni alla infelicità presente ed eterna. Nella piccolezza di un Dio che si fa Bambino cogliamo la profondità del disegno celeste: permettere di incontrare il divino nella realtà umana di Cristo e attraverso di essa ottenere ciò che ci salva e ci rende pienamente realizzati nel presente. Quale profondità e dolcezza ci pongono di fronte la realtà del Natale; nella piccolezza di un segno “fragile” (un Bambino deposto in una mangiatoia) la grandezza dell’Amore di Dio. La liturgia natalizia è pervasa da questa tenerezza che stride con la riduzione che la mentalità mondana fa di questa festa. Sentire che il Natale è privato di questo senso profondo è come voler cogliere il sistema solare senza il sole. Tolto il riconoscimento di un “Dio con noi” questa festa si banalizza e se ben ci pensiamo si riduce a forzati rituali (pranzo, cena, regali, luci, saluti e auguri stereotipati) che durano il lasso di qualche breve tempo e rischiano di apparire insipidi. La tenerezza di Cristo ci può ancora commuovere e muovere ad un sincero riconoscimento della Sua Presenza fra di noi attraverso la Chiesa e quello che da essa, Parola e Sacramenti, ci viene donato per vivere la carità e la speranza. Ad un Dio “Piccolo” che mi ama, voglio stare vicino. don Luca

