Il 4 novembre è la data in cui si ricorda la fine della prima Guerra Mondiale con l’attuazione dell’armistizio di Villa Giusti. Si commemora la vittoria ottenuta dall’esercito italiano su quello austroungarico con la conseguente annessione di terre che prima appartenevano all’impero sconfitto. In un quadro di una vittoria, ormai lontana nel tempo, oggi si ricordano soprattutto i caduti in questa Guerra. Un numero impressionante di persone; 651.000 militari e 589.000 civili, per un totale di 1.240.000. Sono numeri che scuotono e che danno la dimensione della immane tragedia che fu questa Guerra (come del resto tutte le Guerre). Mi viene a pensare a quei tanti giovani che furono mandati a morire nei combattimenti di trincea, dove erano frequenti gli assalti con enorme spargimento di sangue, Addirittura i soldati erano presi tra due fuochi, perché di fronte avevano le armi del nemico ma dietro c’erano quelle del proprio esercito che aveva l’ordine di sparare su coloro che si fossero ritirati. Quanti giovani hanno vissuto gli anni migliori della loro vita fra combattimenti, restrizioni e condizioni alquanto difficoltose. Quanti civili sono morti per l’inesorabile esondazione della violenza che la Guerra genera con il suo seguito di devastazione e distruzione. A questi caduti, militari e civili, va il nostro ricordo e la nostra preghiera. Non possiamo rimuovere dalla memoria personale e nazionale chi ha perduto la vita per causa della Guerra. Quante di queste anime anelano ancora le nostre intercessioni. Possiamo fare ancora qualcosa per loro: pregare. Il 4 Novembre non sia solo il nome di una strada o di una piazza, non accontentiamoci del pur doveroso e importante ricordo che le autorità e la comunità civile offrono in tale occasione. Preghiamo per le anime di questi caduti e dei caduti italiani di tutti i conflitti che si sono tristemente succeduti. Ci sia la consapevolezza che la Guerra è un male da evitare, salvo ricorrervi per estreme cause, e che siamo chiamati a crescere nella cultura della verità e della giustizia.
don Luca

