Inoculare un antidoto

“Ti saluto o Croce Santa che portasti il Redentor…” è questo uno dei canti che accompagna tradizionalmente la Via Crucis. Il suo risuonare costante e cadenzato conferisce un ritmo e un incedere al susseguirsi delle stazioni che mostrano il dono di amore di Gesù Cristo, che ha offerto sé stesso sulla Croce al fine di salvarci. La Via Crucis in Quaresima è un aspetto che rende particolare questo tempo. Accanto alle rilevanti opere di carità e agli impegni del digiuno (nelle sue varie forme) la preghiera e la meditazione rivestono nel tempo quaresimale una fondamentale importanza. Gesù ha trascorso quaranta giorni nel deserto a pregare, tentato dal diavolo. In quel tempo ha pregato e meditato. Ha “investito” il suo tempo nello stare col Padre attraverso quello strumento che è possibile a tutti noi, la preghiera. Se Gesù ci ha dato questa indicazione, se la Chiesa da sempre ci invita a vivere la Quaresima nello stile della preghiera e della riflessione guardando alla Croce, un motivo valido ci sarà. Abbiamo bisogno di nutrire l’anima. Un tremendo bisogno. Eppure sembra che non ci si accorga di questo.

E’ una tentazione molto facile (tentazioni che non a caso sono poste nel Vangelo della prima domenica di Quaresima, tutti gli anni… un motivo ci sarà…) quella di far scorrere la giornata, e tendenzialmente la vita, nel “fare cose”. Si nota spesso come per fare o progettare si trovi tempo e lo si spenda. Per pregare, meditare e riflettere, purtroppo molto meno. Eppure tralasciamo la parte di noi che è il luogo, il “cuore” come dice la Bibbia, delle scelte e delle adesioni a Dio. Accanto alle Via Crucis la proposta quaresimale vede anche gli incontri di formazione, di catechesi. Anche qui la Comunità cristiana invita i suoi membri ad abbeverarsi ad una formazione spirituale che sappia poi orientare le decisioni verso i voleri di Dio. Quante parole e immagini che ci possono allontanare da Dio lasciamo entrare nel cuore… magari, come spesso accade, non possiamo evitare di subirle perché ci vengono addosso anche senza volerlo. Allora diventa ancora più importante inoculare in noi un “antidoto” che contrasti ciò che ci potrebbe portare a sentire Dio lontano da noi. La misura di questi cedimenti la si riscontra nel continuo abbassare l’asticella della vita spirituale verso situazioni che l’annacquano visibilmente. Accanto alla classica pigrizia spirituale c’è oggi anche da contrastare l’abitudine che le cose le “faccio su internet”… la preghiera è fatta anche di mettersi in ginocchio in chiesa e non comodamente in panciolle su una poltrona, magari guardando e facendo altro. Riscopriamo anche la dimensione comunitaria della preghiera nei luoghi (la chiesa) dove essa vive le esperienze più belle e profonde. Camminiamo con i fratelli e le sorelle nella fede, non con uno schermo, freddo e distaccato.

don Luca