La nebbia diradata

Il freddo del mattino di inizio gennaio e una insolita nebbia (per essere a Roma) hanno accolto le numerose persone che si sono incolonnate ai varchi di controllo per entrare in piazza San Pietro e partecipare ai funerali del papa emerito Benedetto XVI. Fra queste numerose persone ho voluto esserci anch’io per la gratitudine al papa Benedetto per quanto testimoniato nella sua lunga vita sacerdotale e nel suo luminosissimo pontificato. E non posso dimenticare l’incontro, intenso e commovente, avuto con lui, più di cinque anni fa, quando mi accolse nei giardini vaticani per benedire il Crocifisso dell’Oratorio di Cremia. Attorno a me gente di tutte le provenienze. Numerosi i pellegrini provenienti dalla Germania, precisamente dalla Baviera, terra natale di Joseph Ratzinger. Vedo molte persone giovani, sia sacerdoti e religiosi ma anche tanti laici con i loro bambini piccoli in braccio. Mi colpisce perché per dieci anni ormai il papa emerito viveva nel suo ritiro, dedicato allo studio e alla preghiera. Sappiamo quanto oggi ci siano movimenti e passaggi molto veloci e di come velocemente molte realtà transitano sulla scena del mondo, un mondo che immagazzina notizie e immagini nei computer ma che sempre meno usa la memoria e il ricordo. Eppure vedo gente che arriva per dare il saluto ad un uomo mite, umile e buono, che aveva fatto di tutto pur di non apparire. Arrivato nella piazza mi dirigo verso l’ampio settore riservato ai sacerdoti (con me anche un sacerdote della nostra diocesi) che subito si riempie. Preso posto, in mezzo a così tanti preti (eravamo circa 4000), penso all’anno sacerdotale che Benedetto XVI volle proporre nel 2010, prendendo spunto dall’anniversario della morte del Santo Curato d’Ars.

foto don Luca Borsani

Quanta grazia ricevetti da quello che in quell’anno venne proposto alla Chiesa e in special modo ai preti. Quanto mi aiutarono quelle parole in momenti dove si sente il bisogno di essere aiutati e guidati. La piazza San Pietro si riempie: arrivano i vescovi, le autorità che prendono posto sul grande sagrato, vicino all’altare. Prima della S. Messa la recita del Rosario e poi l’ingresso del feretro. Fa strano che avendo davanti l’imponente facciata di San Pietro non si veda il cupolone, avvolto dalla nebbia. Prende inizio la celebrazione, sobria e moderata, né più né meno che un normale funerale nel suo svolgimento. Sicuramente papa Benedetto l’avrebbe voluta così, raccolta e centrata sul grande mistero della salvezza che Gesù è venuto a portare. Si percepisce un clima partecipe e composto. Non triste, ma carico di coinvolgimento da parte della gente che è venuta lì per pregare. Arriva il momento della Comunione e proprio in quell’istante fa capolino il sole e la nebbia si dirada… Ciascuno può pensare quel che vuole ma per me è stato un richiamo alla bellezza dell’Eucarestia che fa luce e dona Grazia a chi la riceve. Dopo i riti di conclusione il feretro di papa Benedetto viene preso per essere portato nel luogo della sepoltura, e qui da tutta la piazza sale un caloroso e prolungato applauso di saluto, di gratitudine e di commozione. Quando la bara entra nella basilica mi sono sentito da un lato un po’ triste, ma allo stesso tempo certo di avere un’altra persona che dal Paradiso potrà intercedere per il bene della Chiesa. Grazie papa Benedetto, grazie, grazie, grazie.      don Luca

foto don Luca Borsani