Lascialo ancora quest’anno

“Lascialo ancora quest’anno…”. Sono queste le parole che troviamo nella parabola di questa terza domenica di Quaresima. C’è un albero che non porta frutto, ed è “recidivo” perché sono tre anni che fa così. Ci sarebbero tutti i ragionevoli presupposti per poterlo tagliare. Via, facciamo spazio, non ostacoliamo altre possibilità. Eppure viene chiesto di dare ancora tempo, un altro anno: proviamo a vedere se magari porta finalmente frutto… Così questa parabola si flette in modo bello sulla nostra vita spirituale.  Ci può capitare di essere come l’albero che non porta frutti. Aridi, spenti, secchi. Sentiamo Dio lontano, e a volte lo abbiamo spinto proprio fuori dalla porta.

O magari, non lo abbiamo cacciato fuori, ma ci siamo mollemente abituati a farne a meno… Oppure ci siamo anche indignati (va di moda…) perché le situazioni non sono andate come volevamo noi, oppure qualcuno ci ha dato motivo per dire: “Se è così allora non ne vale la pena”. Ma quale sia stata la motivazione ci si ritrova come alberi secchi, infecondi. La questione curiosa è che questa situazione non ha età… si può farlo da adolescenti, giovani, adulti-giovani, adulti-maturi, anziani…. Nessuno escluso…  Cambiano contesti, tempi e modi, ma si finisce sempre con l’essere un albero secco, senza frutti. Condannati alla sterilità? Alla fine della vita di fede? Sembrerebbe… ma non è così. Dio, attraverso Gesù, ci stupisce. “Lascialo ancora quest’anno… finché gli avrò zappato intorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire”. E’ una stupenda descrizione della speranza che il Signore rivolge come dono a tutti noi. Possiamo essere spiritualmente spenti ma Dio non smette di avere fiducia in noi. Ci offre chi viene a zappare attorno a noi e a darci il nutrimento necessario, per riprendere vita e vitalità al fine di portare ancora frutti. Mi piace vedere la nostra Comunità cristiana come l’ambito dove trovare ancora degli “zappatori” e dei “concimatori” che ci danno la possibilità di riprendere vita, di riprendere a respirare, perché senza Dio cadiamo nella asfissia sul bello della vita. Davanti alle “piante sterili” che vediamo attorno a noi e che rischiamo di essere noi stessi, ci si accorge come la Parola di Dio e la Grazia dei Sacramenti che nella Chiesa riceviamo sono gli strumenti per riprendere una vita fatta di Speranza e di Carità. Non temiamo di lasciarci amare da Dio, non temiamo di lasciare spazio in noi alla virtù della Speranza che Lui non si stanca mai di volerci donare.                     don Luca