Poveri bambini

A seguito della eliminazione della Nazionale di calcio italiana dalla partecipazione ai prossimi Mondiali, si sono spese molte riflessioni. Una eliminazione, fra l’altro meritata per i limiti di gioco che sono risultati evidenti, che fa sì che per la terza volta consecutiva l’Italia non disputi la fase finale dei Mondiali. Lascio da parte le questioni prettamente calcistiche, che non interessano ai miei dieci lettori di questo foglietto – fra l’altro candidati come prossimi CT della Nazionale – per addentrarmi su altre riflessioni. Qualche commento ha posto l’accento sui “poveri bambini” che crescono senza vedere l’Italia ai Mondiali (!). Non capisco dove sia la limitazione alla crescita e al sano sviluppo psico-fisico di detta situazione. I “poveri bambini” potranno seguire ugualmente le partite di calcio di questa manifestazione, guardando le gesta, sicuramente maggiormente meritevoli rispetto agli Azzurri di casa nostra, di altre squadre, magari prendendone qualcuna in simpatia. Poi mi sembra che esistano altri sport da poter praticare e o seguire, con miglior profitto per i colori nazionali. Quindi, questi dolenti lamenti per i “poveri bambini” privati della Nazionale italiana mi sembrano un tantino eccessivi, se non fuori luogo, pensando ad altre situazioni.

Mi vengono infatti in mente i bambini che sono vittime delle guerre o delle situazioni di instabilità politica e sociale. Bambini che sono privati a volte anche del diritto di giocare, non solo a calcio ma a qualsiasi altro gioco, in sicurezza e in un clima di spensieratezza. Bambini che non di rado soffrono la fame e sono colpiti da malattie dalle quali a volte non riescono neppure ad essere curati. Ci sono poi i bambini che sono privati della possibilità di conoscere, amare e seguire Gesù. Se penso alla recente Pasqua, si sono visti sì diversi bambini e ragazzi, ma anche tanti che erano assenti. Mettiamo il beneficio di ipotesi che qualcuno sia andato a Messa da qualche altra parte, ma di sicuro molti non hanno partecipato alla Santa Pasqua, come d’altronde mancano alle celebrazioni domenicali. Anche qui sì si può dire “poveri bambini”, a cui viene tolta la possibilità di fare esperienza di Gesù nel cammino della Chiesa. Una esperienza che quando è vissuta con partecipazione, rende la vita bella e certa di un destino buono. Togliendo Gesù dalla vita di un bambino lo si rende povero di un incontro con chi ci ama e ci salva.                 don Luca