Preoccupati dagli aggiornamenti circa il coronavirus, martellati dalle notizie degli organi di informazione (in alcuni casi è meglio chiamarli di dis-informazione), proni alle opinioni degli influencer di turno, rischiamo di farci scappar via quello che accade in diversi angoli del mondo. Il mese di ottobre è anche il mese in cui cade la Giornata Missionaria Mondiale. Una circostanza che ci fa ricordare l’importanza dell’annuncio del Vangelo come annuncio di salvezza in Gesù Cristo, ma anche che ci fa sentire in modo più attento non soltanto cittadini del mondo, termine altisonante ma anche un po’ retorico, ma come coloro che si prendono a cura l’esistenza e il destino di tanti uomini e donne sparsi nel mondo. Prendersi cura vuol dire tante cose: informarsi, pregare, sostenere, portare a conoscenza degli altri, impegnarsi in prima persona, andare… Nel mondo sono tanti i focolai dove ci sono guerre e povertà diffuse. Sono tanti i luoghi dove si soffre non solo per il coronavirus ma anche per la violenza, la fame, l’esilio. In diverse occasioni ci siamo soffermati a pregare per le persone, cristiani e non, che vivono in Iraq e Siria (dove fra l’altro si è ancora lontani da una pacificazione e moltissima gente soffre ancora). Ora siamo invitati a porre l’attenzione sulla situazione in Armenia o meglio nella regione del Nagorno-Karabakh abitata dal popolo armeno pur essendo vicina al territorio dell’Azerbaigian. Una guerra fra le tante, col rischio da parte nostra di rimanere assuefatti e insensibili. La situazione del popolo armeno si colloca dentro un orizzonte particolare. E’ un popolo cristiano che da sempre abita quella zona del Caucaso. E’ un popolo che ha conosciuto un secolo fa un genocidio pianificato e attuato dalla Turchia, col silenzio quasi totale delle potenze occidentali dell’epoca (un po’ come oggi). E’ un popolo che è stato il primo ad abbracciare la fede cristiana nel 303, molto prima di noi. E’ un popolo che oggi combatte un conflitto che non è solo legato a possedere un territorio o ad aspetti economici, ma che ha una matrice religiosa non tanto nascosta. Il fatto che siano state bombardate le chiese, quando non erano obiettivi militari, distrutte le croci di pietra (Khachkar), che indicano l’appartenenza religiosa degli armeni, manifesta l’odio contro il cristianesimo che il fondamentalismo islamico non fa tacere. L’Armenia è una terra lontana ma a noi comunque legata. Dal popolo armeno proveniva San Biagio, vescovo e martire, patrono di Musso e santo molto venerato nella nostra zona. Invito a pregare per il popolo armeno perché dalla fede tragga la forza per sostenere questo momento. Preghiamo anche per noi perché la novità di Cristo che tanti fratelli nelle fede professano pur nelle difficoltà, non sia da noi taciuta. don Luca

