Preghiera per le claustrali

Ogni anno il 21 novembre, memoria liturgica della Presentazione della Beata Vergine Maria al Tempio, ricorre anche la Giornata mondiale di preghiera per le claustrali, un appuntamento speciale di riconoscenza per l’incessante dono della preghiera. Le claustrali sono quelle religiose che vivono nel monastero e che si dedicano alla orazione e alla vita di comunità. Ricordare le persone di vita contemplativa che dedicano la propria esistenza al bene di tutti attraverso la forza dell’intercessione, significa innanzitutto non dimenticare l’esistenza e la necessità di Dio, centro di tutto. Tutti pregano, a modo loro. Si prega negli ospedali, si prega nelle chiese, si prega in auto o nelle case. Generalmente per domandare qualcosa, più raramente per ringraziare. La preghiera è dialogo, è relazione. Il problema nasce quando dimentichiamo chi c’è dall’altra parte, e cioè Dio. Oggi l’uomo si è messo al posto di Dio e questa è la radice di tutti i mali. Abbiamo perso la coscienza di essere figli. La relazione giusta con Dio, il modo corretto di relazionarsi con Lui, è la lode. La preghiera delle claustrali è sempre una preghiera di lode a Colui che ci ha voluti, che ci ha creati, che ci ha dato il mondo.

Ma servono silenzio e pace. Solo così è possibile cercare il volto di Dio. Il cuore della esperienza claustrale è la liturgia perché è lì che si attua il mistero della salvezza, soprattutto nell’Eucaristia, nella quale si riceve Cristo. Un vivere che agli occhi del mondo potrebbe sembrare un estraniarsi, quando invece è tutto il contrario. Le monache, infatti, sono aggiornatissime su tutto: dall’intelligenza artificiale alle problematiche dei giovani e delle famiglie di oggi. Approfondiscono, studiano, dialogano, ascoltano. Soprattutto, però, pregano. E tengono molto al valore della comunità. Perché la preghiera di ciascuno non diventi una elucubrazione mentale, un sentimentalismo, la comunità è un grande aiuto. Nella comunità c’è sempre un aiuto richiamare all’essenziale. Del resto non lo ha fatto anche Gesù? Ha voluto attorno a sé dei discepoli. Perché è solo dentro una comunione, una comunità che possiamo scoprire in pienezza noi stessi. La comunità tiene vivi, tiene svegli. Altrimenti la distrazione prenderebbe il sopravvento. La loro potrebbe sembrare una vita nascosta, ma in realtà sono tantissime le persone e le famiglie che ruotano intorno ai monasteri di clausura. A volte sono giovani, altre volte sposi, altre ancora uomini già maturi provati dalle vicende della vita, oppure malati, o famigliari di malati. Le monache sono lì, sentinelle fedeli e silenziose, pronte ad accogliere. Loro pregano per noi, noi facciamo altrettanto.    don Luca