Prevenire i disastri

Le immagini e i racconti del disastro avvenuto in Romagna hanno colpito tutti noi. La relativa prossimità ai luoghi e il contesto che ha causato questi ingenti danni fanno, sentire questo avvenimento molto vicino a noi. Come spesso succede ci si emoziona, ci si indigna, ci si scalda a seguire teorie e ipotesi, ma poi purtroppo poco dopo ci si lascia alle spalle il grande mare dei disastri. Fatti che sono sì vicini all’uscio della porta di casa, ma non troppo, per cui si può continuare ad andare avanti a fare le proprie cose.  Quello che è accaduto ha inoltre dato la stura alla solita teoria dei cambiamenti climatici causati dall’uomo. Eppure ci troviamo davanti a fenomeni per nulla nuovi o eccezionali: frane e alluvioni sono una costante storica in Italia e basta consultare il sito dell’Istituto di Ricerca per la protezione idrogeologica (Irpi) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) per rendersene conto: addirittura tra il 1915 e il 2014 in Italia ci sono stati 1319 eventi di frana e 972 inondazioni con un bilancio totale di 7.500 morti e 4.600 feriti circa, con picchi che si sono registrati tra il 1950 e il 1955 e a cavallo del 1965. E se si guarda al fenomeno delle piogge violente, che causano frane e alluvioni, troviamo che in cento anni non ci sono stati trend significativi per l’Italia, vale a dire che non si registra nessuna variazione di rilievo. E la pioggia che è caduta ora in Romagna è stata sì abbondante ma non eccezionale come in altre situazioni. Le cause vanno ricercate nella scarsa cura del territorio e nella urbanizzazione che in alcuni casi è andata ad occupare zone che invece avevano bisogno di essere libere per dare sfogo agli eventi naturali che, naturalmente, arrivano. Qui mi fermo nell’analisi fattuale perché si entra in un campo dove bisogna dare spazio alla politica, alla prevenzione, che chiedono da parte di specialisti non solo parole ma anche studi, analisi e investimenti. Come Chiesa diocesana di Como si aderisce alla iniziativa della Caritas per sostenere le popolazioni colpite. Nella pagina degli avvisi sono presenti i riferimenti.

In parallelo a ciò che accaduto in Romagna possiamo vedere proiettata la vita spirituale. Se improvvisi e imprevedibili sono gli avvenimenti, è altrettanto vero che una forte preghiera aiuta ad affrontarli. Davanti agli attacchi del maligno solo una sana vita di fede permette di farvi fronte. Per vivere la speranza e la carità sono necessarie le grazie che i Sacramenti ci donano. Se un territorio non curato ha permesso che l’acqua dilagasse nelle case portando rovina e distruzione così può fare la forza del male se non trova in noi una capacità di resistenza e di ricerca di bene. La festa di Pentecoste che celebriamo a conclusione del tempo pasquale ci dia la gioia di accogliere il dono dello Spirito Santo. don Luca