Rimettersi in piedi

Le immagini dei paesi del nostro lago e anche di altri luoghi della Provincia di Como colpiti dalle frane e dagli smottamenti causati dalle forti piogge hanno destato forte impressione. La vicinanza geografica ai luoghi, le numerose conoscenze personali con chi vi abita e il fatto che sono strade e paesi attraversati chissà quante volte, ci fa sentire questo dramma molto vicino a noi. E’ da sottolineare il fatto che non ci siano state vittime o feriti, cosa non da poco guardando le immagini. Se da un lato possiamo ringraziare il Signore per non essere stati toccati da questi disastri (anche se l’anno scorso i nostri paesi hanno visto una cosa simile seppure in modo molto più ridotto) non dobbiamo far finta che nulla sia successo. Questo per diversi motivi. Uno è quello di essere vicini con l’attenzione e la preghiera a chi è stato colpito e sostenere le persone che sono all’opera per aiutare e ripristinare. Ci abituiamo troppo spesso a metabolizzare le sofferenze, quelle altrui: quando la cosa non mi tocca da vicino la scanso subito e non mi preoccupo di come va sistemata. Mi sembra giusto valorizzare il lavoro che addetti e volontari stanno facendo in questi giorni per riattivare la viabilità  (nodo importante e delicato nelle nostre zone) e condizioni di vita normali (pensiamo a chi ha visto interrompersi le forniture di acqua e gas). Si dà spesso per scontato che “qualcuno” ci deve pensare, mi sembra giusto ricordare e valorizzare chi ci pensa, sia gli enti preposti così come i volontari. L’evento poi ci ributta davanti al fatto della provvisorietà, cioè che la vita non corre sempre su aspetti certi e prefissati. Basta una pioggia forte (non entro nel merito delle cause remote, lasciando questa opportuna riflessione agli addetti del mestiere, geologi, ingegneri, politici e via dicendo) che ti ritrovi con la casa o l’attività piena di fango e di detriti. Calcoli e aspettative che sono andati a infrangersi davanti agli eventi. Mi viene a pensare come a volte si rischi di dare valore assoluto a cose o situazioni che da un momento all’altro posso non trovare più nella misura in cui le desideravo. Non si vogliono assolutamente disprezzare le realtà materiali che costituiscono il nostro quotidiano, ma si può porre l’attenzione sul fatto della consapevolezza di sentirci in cammino  e aperti alla novità della vita. E non possessori, autoritari e arroganti, di beni dietro i quali nascondiamo, magari idolatrandoli, la nostra pretesa di felicità. E’ l’invito a guardare alle relazioni, ai valori positivi della vita e alla capacità e voglia di rimettersi in piedi.   don Luca