Un calcio all’apatia

La vita di Madeleine Delbrêl (riportata in sintesi nello scorso numero di questo foglietto) manifesta una vicenda che costituisce un interessante riflessione su come oggi si possa incontrare Cristo dentro un mondo che in tanti modi cerca di toglierLo di mezzo. Seppur vissuta nel secolo scorso (1904 – 1964) si presenta a noi profondamente vicina e attuale. Da bambina aveva ricevuto una educazione religiosa tradizionale, si usava nella maggior parte dei casi far percorrere questo cammino. E ciò accade anche oggi da noi, dove la maggior parte dei bambini, dopo essere stati battezzati, partecipa al catechismo, molto meno alla S. Messa domenicale, e riceve i Sacramenti della Cresima e dell’Eucarestia. Qua si apre la riflessione su come le famiglie intendono il cammino catechistico: “una cosa da fare” (con il minore impegno possibile) oppure l’incontro con Gesù che non smette di amarci e di venirci vicino. Non è questa la sede per una analisi della questione, ma è pur sempre un aspetto da tener presente. Madeleine nell’adolescenza e nei primi anni della giovinezza, abbandona la fede, diventando atea. E anche qui ritroviamo tracciate tante similitudini con gli atteggiamenti di una parte dei nostri ragazzi.

Dopo aver ricevuto i Sacramenti della vita cristiana ipocritamente, perché così è, alcuni abbandonano la vita di fede. E ci si butta di fatto in una forma di indifferenza, dove Dio o non c’è o se c’è è confinato in un angolo molto lontano. Molti giovani si perdono; qualcuno, come Madeleine ritorna, altri rimangono purtroppo lontani e si collocano in una vita senza Dio, che porta esiti nefasti nel presente e la dannazione nell’eternità. Madeleine anche nel suo momento di lontananza dalla fede ha, paradossalmente, la lucida percezione della finitudine della vita umana. Dice infatti in un suo scritto: “alcuni si uccidono da soli (nel senso di significato della vita) quando è stata uccisa la loro ragione di vivere”. Nonostante la sua scelta di non credere più, Madeleine mantiene una onesta apertura mentale, una sana curiosità per la vita, che le permetteranno di riconoscere come Gesù le sia sempre stato vicino. Infatti negli anni della sua indifferenza religiosa, incontra alcuni giovani credenti e rimane colpita dal realismo con cui vivevano la fede: “vivevano la mia stessa vita, discutevano quanto me, ballavano quanto me (…). Parlavano di tutto, ma anche di Dio, che pareva loro indispensabile come l’aria”. Da questo incontro lei comincia a cambiare la prospettiva: “leggendo e riflettendo ho trovato Dio, ma pregando ho compreso che era lui che mi aveva trovata”. Possa capitare questa modalità, come altre dettate dalla fantasia dello Spirito Santo, a tanti dei nostri giovani di oggi. don Luca