Un gigante della fede

In questi giorni è ricorso il 40° anniversario della elezione a Papa di Giovanni Paolo II. E’ un ricordo ben vivo in me, che all’epoca facevo la prima media, quel succedersi di tre Papi nel giro di pochi mesi e il vedere questa figura che sì veniva da lontano, ma si era presentata con una semplicità e una simpatia disarmanti. Le parole del Papa polacco pronunciate dal balcone che dà sulla Piazza San Pietro sono quelle che non mi sono mai tolto dalla mente. E poi i tanti anni con questo Papa, anni legati alla mia giovinezza e alla scelta di abbracciare la vocazione al sacerdozio, sempre accompagnati dalla sua figura forte e allo stesso tempo limpida. Un Papa “giovane” vicino ai giovani tanto da trasformare le Giornate Mondiali della Gioventù in occasioni per testimoniare la fede in Cristo. Ho presente nel 1989 a Santiago de Compostela l’incontro con i giovani di tutto il mondo con le parole del Vangelo “Io sono la Via, la Verità e la Vita”. Un parlare chiaro e diretto al cuore, un portare Cristo nella esistenza di ciascuno senza troppi fronzoli, senza annacquare il contenuto fondamentale. Una guida sicura e certa è quello che è stato questo autentico “gigante” della fede. Giovanni Paolo II ha lasciato alla Chiesa diversi documenti che sono stati il tracciato col quale ha indicato il suo servizio Popolo di Dio. La prima enciclica di Giovanni Paolo II è stata la “Redemptor hominis” dove ha posto al centro la figura di Cristo Salvatore degli uomini, con una pregevole e attuale sintesi nella quale emerge l’unicità del Figlio di Dio. Centralità che Karol Woytila non aveva solo a parole ma con i fatti, con la vita tutta tesa ad affermare questa Presenza. Mettere Cristo nel cuore dell’uomo, perché di Cristo l’uomo ha bisogno ed è questo infatti quello che l’enciclica sulla missione “Remptoris missio” dice, affermando come la novità di Cristo debba essere dalla Chiesa continuamente annunciata. Tanto che la missione che non va ridotta ad un “fare” ma che è scaturente dal continuo incontro con Cristo. Tutto ciò che ho potuto accogliere da questo grande Pontefice l’ho potuto sintetizzare e rendere evidente in due momenti; uno è l’essere stato vicino a lui durante la memorabile visita fatta a Como nel 1995. Pur già anziano e provato dalla progressiva malattia faceva trasparire dai suoi occhi la grande fede che lo animava, tanto che ancora ho impresso il suo sguardo. L’altro momento è stato l’omaggio al suo feretro che insieme a milioni di fedeli ho potuto rendere in un affluire di popolo che ha riconosciuto in lui un grande pastore e un grande innamorato di Gesù e di Maria.                 don Luca