Un popolo di salvati

La festa del Battesimo del Signore arriva a chiudere il breve ma intenso tempo liturgico di Natale. Ci consegna l’avvenimento col quale Gesù fu battezzato da Giovanni Battista nel Giordano. Il racconto evangelico del battesimo di Gesù, mostra la via di abbassamento e di umiltà, che il Figlio di Dio ha scelto liberamente per aderire al disegno del Padre, per essere obbediente alla sua volontà di amore verso l’uomo in tutto, fino al sacrificio sulla croce. Diventato ormai adulto, Gesù dà inizio al suo ministero pubblico recandosi al fiume Giordano per ricevere da Giovanni un battesimo di penitenza e di conversione. Avviene quello che ai nostri occhi potrebbe apparire paradossale. Gesù ha bisogno di penitenza e di conversione? Certamente no. Eppure proprio Colui che è senza peccato si pone tra i peccatori per farsi battezzare, per compiere questo gesto di penitenza; il Santo di Dio si unisce a quanti si riconoscono bisognosi di perdono e chiedono a Dio il dono della conversione, cioè la grazia di tornare a Lui con tutto il cuore, per essere totalmente suoi. Gesù vuole mettersi dalla parte dei peccatori, facendosi solidale con essi, esprimendo la vicinanza di Dio.

Gesù si mostra solidale con noi, con la nostra fatica di convertirci, di lasciare i nostri egoismi, di staccarci dai nostri peccati, per dirci che se lo accettiamo nella nostra vita Egli è capace di risollevarci e condurci all’altezza di Dio Padre. E questa solidarietà di Gesù non è, per così dire, un semplice esercizio della mente e della volontà. Gesù si è immerso realmente nella nostra condizione umana, l’ha vissuta fino in fondo, fuorché nel peccato, ed è in grado di comprenderne la debolezza e la fragilità. Per questo Egli si muove a compassione, sceglie di “patire con” gli uomini, di farsi penitente assieme a noi. Questa è l’opera di Dio che Gesù vuole compiere: la missione divina di curare chi è ferito e medicare chi è ammalato, di prendere su di sé il peccato del mondo. Colpisce vedere come l’evento del Natale ci consegna il volto di Dio vicino alla nostra umanità, vicino alla nostra esigenza di essere salvati. E’ la Grazia di Dio che ci precede, che ci viene incontro per dirci che ci ama e vuole la nostra vita bella e redenta. Troppo spesso ci dimentichiamo che siamo stati creati dall’amore di Dio e per essere da Lui salvati. La liturgia ha il grande pregio di continuare a ricordarcelo, rendendo attuale e contemporaneo a noi l’evento della salvezza. Questa bella festa ci aiuti a sentire Dio vicino a noi e a renderci certi che i nostri peccati, se perdonati, non sono l’ostacolo al cammino di conversione.   don Luca